Sicurezza
Il focolaio si allarga ancora «La zona rossa non serve»
Altri otto casi ad Arcidosso portano i positivi a 45, la prefettura segue i controlli Il sindaco: «Concentrato tra i braccianti, non ci sono presupposti per lockdown»
grosseto. Sale a 45 il numero dei positivi ad Arcidosso. Mai così tanti, nemmeno nei mesi più difficili dall’inizio della pandemia. Il focolaio di Covid divampato tra i braccianti bengalesi che lavorano negli uliveti e nei vigneti di molte, note aziende vitivinicole della Val d’Orcia si allarga di giorno in giorno.
Otto i nuovi casi registrati ieri dall’Asl, che si vanno ad aggiungere ai 37 già conosciuti.
A ieri il tasso di positività nel comune amiatino, calcolato sui casi degli ultimi sette giorni, era alla quota vertiginosa di 843, 2 su 100mila, oltre tre volte la soglia di 250 che, secondo i vecchi parametri, avrebbe fatto scattare la zona rossa.
Zona rossa che, al momento, è scongiurata. «Sono in stretto contatto con la presidenza della Regione Toscana – spiega il sindaco Jacopo Marini – e al momento abbiamo valutato che non ci sono i presupposti per inasprire ed estendere a tutta la cittadinanza le limitazioni alle libertà di movimento che deriverebbero dal passaggio alla zona rossa».
La situazione è costantemente monitorata attraverso un coordinamento che ha interessato anche la prefettura e i comandi provinciali della finanza e dei carabinieri. Attraverso una costante condivisione di dati con la compagnia dei carabinieri e la polizia municipale vengono effettuati controlli a monte, presso le residenze delle persone in quarantena, e a valle sui pulmini che trasportano questi lavoratori sui luoghi di lavoro, alla partenza e al rientro. Le quarantene riguardano ovviamente sia i casi positivi che i contatti stretti e questi elenchi vengono quotidianamente forniti dall’amministrazione comunale alle forze dell’ordine locali.
L’individuazione degli ultimi casi positivi segue lo screening effettuato sabato scorso e fortemente richiesto dall’amministrazione comunale al settore Igiene pubblica della Asl che si è resa disponibile a effettuarne un altro a stretto giro, in modo da coinvolgere anche coloro che sono rimasti esclusi dalla prima campagna di tamponi. Nel primo screening sono stati coinvolti circa 80 cittadini stranieri i cui nomi erano stati forniti dai titolari delle aziende agricole del territorio. Il Comune, di concerto con la Asl, sta coinvolgendo tutte le imprese per reperire i nominativi del maggior numero di persone possibile in modo da circoscrivere ulteriormente il contagio. «Con i titolari delle ditte siamo stati inoltre chiari nel far capire che è una situazione delicata e le quarantene vanno assolutamente rispettate per non incorrere in pesanti sanzioni di natura penali, anche se – ha precisato il sindaco – mi preme sottolineare che tutti i controlli effettuati fino ad oggi dai carabinieri hanno confermato il pieno rispetto dell’isolamento da parte dei braccianti.
«La situazione ci preoccupa ovviamente, come ci hanno preoccupato altri focolai che ci sono stati sull’Amiata durante tutta la pandemia, ma occorre tenere i nervi saldi e non lasciarsi andare all’emotività. A tal proposito apprezziamo l’atteggiamento del gruppo Insieme per Arcidosso che si è dimostrato disponibile a dare una mano cercando di condividere, anche in questa occasione, soluzioni positive ai problemi della nostra comunità», conclude Marini.
Oltre agli otto casi arcidossini, ieri in provincia si sono registrati anche altri otto casi nel comune di Grosseto, uno in quello di Roccastrada e uno in quello di Scansano, su 470 tamponi processati.
In tutto i 16 nuovi positivi in provincia sono due under 18, sei tra 19 e 34 anni, sette tra 35 e 49, due tra 50 e 64 e uno tra 65 e 79.
Stabili a 26 i ricoverati (21 in malattie infettive, cinque in terapia infettiva). I guariti sono 14.
Il totale dei positivi attualmente in carico all’Asl è di 353 persone, di cui 309 a casa. —
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