Sicurezza
Arrestato per resistenza al rientro in Italia Non risponde al giudice
capalbio. Ha preferito non rispondere alle domande del giudice Sergio Compagnucci il cittadino tunisino di 25 anni, Mountassar Talbi, arrestato sulla nave che dal suo Paese di origine lo stava riportando in Italia, a Civitavecchia. Resistenza a pubblico ufficiale (il tentativo di investire i militari di pattuglia - dicembre 2020) il reato del quale deve rispondere.
In collegamento video dal carcere di Perugia, dove è stato portato mercoledì al termine dell’operazione congiunta Polizia di frontiera marittima-Compagnia carabinieri Orbetello, Talbi si è avvalso della facoltà di non rispondere. È assistito dall’avvocato Massimo Parenti.
A Talbi le forze dell’ordine hanno notificato l’ordinanza che il gip aveva emesso il 24 aprile scorso. La Procura aveva sollecitato anche il riconoscimento di elementi di responsabilità anche per spaccio di sostanze stupefacenti, ma il giudice aveva qualificato come «ipotesi lieve» l’attività svolta: il numero di clienti riforniti è circoscritto a nove, il numero delle cessioni e i modesti quantitativi (cocaina e hashish, tra il marzo 2020 e il gennaio scorso) inducono il giudice a credere che Talbi sia un piccolo spacciatore che opera in proprio.
Ci sono invece tutti gli elementi per concedere la custodia in carcere per il reato di resistenza del 5 dicembre scorso: i carabinieri del radiomobile avevano visto la Bmw in sosta con il motore acceso in una piazzola dell’Aurelia nel territorio di Capalbio, si erano avvicinati, l’auto era partita in retromarcia, aveva effettuato alcune manovre tentando di investire un brigadiere, risultato poi colpito dalla stessa auto (aveva sbattuto contro il finestrino): il conducente finito fuori strada era poi scappato a piedi. Nell’auto era però stato ritrovato un cellulare e da questo apparecchio erano partite le indagini che hanno permesso di identificare Talbi. Questi non ha dimora stabile, non ha avuto remore a cercare di sfuggire violentemente ai controlli: sussistono quindi i pericoli di fuga e di reiterazione e il carcere è l’unica misura. —
P.S.
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