La protesta
Sindacati: «Il patto per la scuola si è rotto» In 60 hanno titolo ma le cattedre sono 350
Cgil, Cisl e Uil contestano i criteri e i vincoli posti dal ministero per l’immissione in ruolo oltre che le “falle” nel sistema
Grosseto. Stabilizzare i precari, dotare la scuola di insegnanti e personale di supporto, stabilire un numero massimo di alunni per classe che ponga fine al fenomeno delle cosiddette “classi pollaio”.
E soprattutto trovare le risorse economiche. Sono alcune delle richieste che mercoledì prossimo Cgil, Cisl e Uil porteranno alla manifestazione nazionale a Roma, per chiedere al governo di rivedere le misure sulla scuola previste dal decreto Sostegni bis, che hanno disatteso il Patto per la scuola, sottoscritto di recente da ministero e sindacati.
Nella capitale ci sarà anche una delegazione grossetana di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Rua, che hanno chiamato a raccolta gli iscritti e hanno organizzato un autobus per essere presenti in piazza e dare il proprio sostegno al progetto di una scuola più equa e più moderna.
La pandemia da coronavirus ha messo in luce tutte le debolezze e le fragilità di un sistema che non è più al passo con i tempi, che si sostiene soprattutto sul precariato, che non è in grado di garantire continuità nell’insegnamento.
«Il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi si era impegnato con i sindacati sul problema dei precari, migliaia tra docenti e personale Ata sbattuti ogni anno da una scuola all’altra. È necessario un piano – sottolineano i sindacati – che metta fine a questa stortura, individuando percorsi di formazione, abilitazione e introduzione al lavoro che garantiscano qualità professionale, stabilità e continuità didattica», spiegano i segretari provinciali Cristoforo Russo (Flc Cgil), Alfonso Nocchi (Cisl Scuola) e Fabio Severi (Uil Scuola Rua).
Malgrado questo impegno preso, nel decreto Sostegni bis è prevista solo l’indicazione di una stabilizzazione parziale «con paletti inaccettabili», secondo i sindacati. Vediamo quali: per esempio immettere in ruolo solo i docenti abilitati con almeno tre anni di insegnamento e, nel sostegno chi ha la specializzazione e almeno tre anni di esperienza.
Ciò che invece chiedono Cgil, Cisl, Uil – contenuto nel cosiddetto Patto per la scuola – è togliere il vincolo dell’abilitazione, immettendo in ruolo tutti i precari con almeno tre anni di esperienza anche senza abilitazione. «Anche perché il ministero non prevede a oggi un modo per ottenerla – spiegano ancora i sindacalisti – e sono pochissimi i precari che corrispondono a questi requisiti. Per i docenti di sostegno, invece, il requisito da eliminare sono gli anni di esperienza, poiché per ottenere questa specializzazione già è previsto un anno di formazione universitaria e di tirocinio, cui si accede con un esame. Il posto di ruolo nel sostegno è un diritto degli specializzati, come è un diritto dei ragazzi bisognosi avere accanto insegnanti con una formazione specifica», aggiungono i sindacati.
Tutto questo si traduce, poi, nei numeri. Il ministero dell’istruzione ha autorizzato l’assunzione di 30mila insegnanti in tutta Italia, ma in realtà non ha messo in atto, al contempo, un sistema di reclutamento.
«Il concorso straordinario riservato a chi ha almeno tre anni di servizio – spiega Russo – evidentemente è stato impostato con una modalità sbagliata, se, per fare un esempio, in Toscana la media dei respinti è intorno al 50 per cento con punte dell’80 in alcune classi di concorso».
E vediamo dunque nel dettaglio quello che potrebbe essere, alla ripresa settembrina delle lezioni, il quadro locale. Con queste premesse, a settembre nelle scuole medie e superiori della Maremma, i docenti con i requisiti previsti dal decreto Sostegni bis sono circa 60, contro un fabbisogno di 350 cattedre. Mentre per il sostegno, hanno i requisiti solo tre insegnanti nella scuola media e undici nella superiore, su un totale, rispettivamente di 20 e 25 cattedre di sostegno scoperte.
«È chiaro che le immissioni in ruolo, con questo sistema, sarebbero davvero esigue rispetto al numero dei precari e ai posti disponibili. Mentre ciò non accadrebbe se si procedesse con la modifica dei requisiti come abbiamo chiesto», spiegano Russo, Nocchi e Settembrini. «Il precariato nella scuola non è solo una questione di diritto del lavoratore, ma impatta fortemente sui ragazzi, cui deve essere assicurata la continuità didattica, con docenti ben formati. La scuola getta le basi del futuro di un Paese e gli investimenti in questo settore devono diventare una priorità per il governo. Noi confederali siamo pronti a lottare se le misure sottoscritte con il Patto non saranno rispettate», concludono. –
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