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Olma cede l’impianto di imbottigliamento Le grandi manovre tra gli oliveti toscani

Massimiliano Frascino

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Massimiliano Frascino

grosseto. Olma cederà a breve il proprio impianto d’imbottigliamento a Certified Origins Italia Srl, il gigante della commercializzazione dell’olio Evo (extra vergine d’oliva) con un fatturato al 1° gennaio 2020 di più di 127 milioni di euro. La decisione è stata presa ieri sera dall’assemblea dei soci, convocata per le 18 nella sede della storica cooperativa a Braccagni. L’operazione – costo di avviamento, immobili e linea d’imbottigliamento – dovrebbe concludersi con un prezzo tra sette e undici milioni. Di fatto si tratta di un passaggio di mano tra due realtà gemelle, presiedute entrambe da Massimo Felice Neri, eminenza grigia della Coldiretti grossetana. Olma, infatti, con una quota del 33 per cento è uno dei tre soci di Certified Origins Italia, insieme a Montalbano spa, società veicolo di alcune grosse cooperative agricole toscane, e a Condor Capital, società di Jara Ruiz de Goana Ruffo Gerardo, imprenditore che ha importanti interessi nella produzione oleicola in Spagna.

Fino a oggi Certified ha utilizzato l’impianto d’imbottigliamento di Olma per confezionare i propri olii destinati all’export in mezzo mondo, pagando per il servizio ricevuto e contribuendo ai bilanci della cooperativa che associa 1. 200 piccoli produttori. Con la vendita del ramo d’azienda, Olma – che rimarrebbe proprietaria di un impianto più piccolo adeguato all’imbottigliamento per i propri soci – metterebbe a bilancio un cospicuo attivo e si libererebbe di un cespite che viene prevalentemente utilizzato per conto terzi. Per contro, in prospettiva, Olma rinuncerà ai proventi derivanti dalle commesse d’imbottigliamento garantite da Certified o altri committenti.

Leggere però questa cessione di ramo d’azienda solo nella logica del rapporto consolidato tra due aziende che operano nello stesso comparto collegate da incroci proprietari, costituirebbe un errore di prospettiva. Secondo molti, infatti, il passaggio di proprietà dell’impianto d’imbottigliamento, che ha una capacità di 15mila bottiglie al giorno, è collegato alle grandi manovre in corso nell’olivicoltura toscana. E ai massicci piani d’investimento che si stanno facendo – e di altri si vocifera – in provincia di Grosseto, con l’obiettivo d’impiantare oliveti super intensivi che prevedono fino a tremila piante/ettaro adatte alla raccolta meccanizzata. Entro pochissimi anni saranno oltre mille gli ettari super intensivi. E il motivo è presto detto: produrre e imbottigliare nella nostra regione perché l’olio made in Tuscany spunta prezzi di gran lunga migliori. Olma, ad esempio, liquida ai soci 8, 5 euro/chilo a fronte di 3-4, 5 euro dell’olio Evo spagnolo o del sud Italia. C’è un però. L’olio redditizio è l’Igp Toscano, e le colture super intensive sono a base di cultivar spagnole – Arbosana e Arbequina – non previste nel disciplinare. Che però può essere modificato. Quest’operazione potrebbe essere il primo round del combattimento tra olivicoltura tradizionale e super intensiva. –

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