Attenzione
Prelievi abusivi con il bancomat Condannata
scansano. Un anno, nove mesi, dieci giorni e 800 euro di multa. Condanna (senza l’aggravante della destrezza) per due dei quattro prelievi abusivi contestati, con la confisca di beni e denaro dell’imputata sino a 500 euro, cioè l’importo complessivo dei prelievi.
Così ha deciso (rito abbreviato) il giudice Sergio Compagnucci per Patrizia Ribaudo, 50 anni, abitante a Grosseto, finita sotto accusa dopo la querela di una donna scansanese nata nel 1926 nella cui abitazione l’imputata svolgeva l’attività di collaboratrice domestica. L’anziana aveva raccontato che Ribaudo aveva iniziato a lavorare dal 15 settembre 2016 e che il 27 successivo aveva scoperto dalla nuora che erano stati effettuati prelievi con la carta bancomat: prelievi che non erano mai stati autorizzati da lei, aveva spiegato.
Secondo l’imputazione, Ribaudo avrebbe preso la tessera e il pin rimettendoli al loro posto dopo i prelievi. Questi sarebbero stati quattro, tutti da 250 euro, tra il 21 e il 26 settembre. Coimputato era un uomo conosciuto dalla famiglia come il fidanzato della donna, per il quale tuttavia il giudice non rileva responsabilità: è stato assolto perché il fatto non costituisce reato, il giudice rileva che quel giorno avrebbe potuto fare una semplice cortesia effettuando un prelievo che riteneva fosse stato autorizzato dalla titolare e che comunque non si può sciogliere in alcun modo se abbia concorso o se abbia commesso una leggerezza. L’imputata aveva sostenuto che la tessera le era stata volontariamente consegnata dall’anziana e che gli accordi erano che avrebbe potuto prelevare 500 euro, pari alla retribuzione delle prime due settimane. Un racconto secondo il giudice non credibile perché in contrasto con quanto dichiarato dalla querelante: non è verosimile che una persona anziana affidi la tessera bancomat a una dipendente conosciuta solo due settimane prima. E comunque Ribaudo se ne era servita anche il giorno successivo al primo prelievo. Per gli altri due episodi contestati non ci sono immagini di telecamere né confessioni. — P.S.
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