Il Tirreno

Grosseto

Invisa alla chiesa e al partito «Conoscere la sua opera fa crescere la sua grandezza»

Nadia Pagni Anpi Massa Marittima
Invisa alla chiesa e al partito «Conoscere la sua opera fa crescere la sua grandezza»

Insieme ad altre 18 donne è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare ma la sua fama non va oltre i confini della Maremma 

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L’OMAGGIO

La fama della Partigiana Norma Parenti, Medaglia d’Oro al Valor militare, difficilmente riesce a uscire dal territorio maremmano. D’altra parte, delle altre 18 partigiane italiane insignite di Medaglia d’Oro non sappiamo quasi niente. Come si spiega?

La filosofa Luisa Muraro afferma che «l’assenza delle donne dalla storia non è nella contingenza, dove sono molto presenti, ma si verifica nel passaggio dall’accadimento alla storia, cioè in seconda battuta, nel momento della rappresentazione storica, nella selezione delle cose che vale la pena di tramandare».

Eppure, il valore del sacrificio di Norma è ineguagliato e indiscutibile. La sua figura, al di là della retorica delle celebrazioni, fu riscoperta in una ricerca del 2014, quando furono raccolte le testimonianze orali di 36 cittadini, ormai defunti, che la conobbero. Da quell’anno il significato della sua opera di Resistenza è, senza dubbio, in ascesa.

Donna giovane, coraggiosa, anticonformista, cristiana e bella, Norma – che volle tentare anche la via del servizio laico nel convento di Santa Regina a Siena – conosciuto Mario Pratelli, già ricercato come antifascista, lo sposa e a dicembre del 1943 dà alla luce l’unico figlio, Alberto Mario. Dal ‘43 al ‘44 (il 23 giugno viene assassinata da un drappello di fascisti) la sua opera di Resistenza è continua e infaticabile. È noto l’episodio del soccorso al cadavere straziato dai fascisti di Guido Radi, caduto in combattimento e posto sulla scalinata della Cattedrale di Massa Marittima con l’intento di terrorizzare la cittadinanza e “insegnare” a chi lotta contro il fascismo qual è la fine dei resistenti.

Questo gesto di eroismo non è il solo, perché Norma lavora per gli umili, per gli ultimi, assiste e insegna alle orfane del Santa Chiara; in piena guerra conduce alla macchia giovani renitenti, prigionieri russi fuggiti dai campi di prigionia e perfino truppa tedesca stanca di una guerra che non gli appartiene.

«Tutto quello che contribuisce a dare a coloro che sono al fondo della scala sociale il sentimento che hanno un valore è sovversivo». Sono parole di Simone Weil.

È stata una rivoluzionaria, come donna e come partigiana. Una combattente in Cristo. Se i partigiani possono, alla macchia, nascondersi, difendersi e incoraggiarsi l’un l’altro, Norma abita la sua casa 24 ore su 24. Tutti, nemici e amici, sanno dove trovarla e le sue azioni esemplari e di ribellione al fascismo devono essere messe in conto. Così una sera, il giorno prima della liberazione di Massa Marittima, Norma viene prelevata, portata fuori del paese e uccisa. Il fronte nazifascista si ritira ma salda i conti.

Per i decenni successivi Norma si è trovata esattamente in mezzo a due trincee nemiche, chiesa e partito, in una zona franca che apparteneva solo a lei: la zona della sua necessità, senza se e senza ma, di mettersi al servizio dei suoi simili e la necessità tutta politica di lavorare per un Ordine nuovo. Tutti e due, chiesa e partito, avrebbero potuto avocarla a sé, ma alla fine nessuno l’ha voluta.

Si è andati avanti negli anni con la retorica celebrativa che da un lato ammira e dall’altro respinge. Perché respinge? Perché manca la conoscenza.

Quest’anno cade il centenario della sua nascita. A Massa Marittima le celebrazioni in suo onore sono state posticipate a ottobre, ma non si poteva far passare il mese di giugno senza un segno. Il 5 giugno alle 11 nella Cattedrale verrà celebrata una messa solenne in suo onore. Il 23, giorno della morte, un concerto dell’orchestra giovanile toscana tornerà a ricordarla.

Nadia Pagni

Anpi Massa Marittima

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