Il Tirreno

Grosseto

Confronto, formazione, socialità «Così immagino il polo dell’industria»

Massimiliano Frascino
Confronto, formazione, socialità «Così immagino il polo dell’industria»

Roberto Bardini (Rrd-Montecristo) racconta la filosofia del progetto Area Punto Zero: «Un luogo di stimolo per tutti»

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Massimiliano Frascino

Grosseto. Area Punto Zero “minaccia” di essere qualcosa di più di un moderno insediamento produttivo dedicato alle imprese industriali. Nella testa di chi l’ha ideata, infatti, l’area manifatturiera da sviluppare intorno a via Genova potrebbe essere il motore di un cambiamento profondo dell’identità di Grosseto.

Lo chiarisce bene Roberto Bardini, amministratore unico della Montecristo srl – società del Gruppo Rrd, che ha per soci Roberto Ricci e Zelindo Guidati, oltre allo stesso Bardini – e deus ex machina dell’operazione: condivisa con Giovanni Mascagni, direttore di Confindustria Grosseto e poi proposta all’amministrazione comunale del capoluogo.

SPIRITO DI EMULAZIONE «L’imprenditoria è basata sullo spirito di emulazione», spiega Roberto Bardini. «Sulla sfida che ognuno si dà rispetto a quello che osserva intorno a sé. A Prato non avevano tutti il dna dell’imprenditore, ma il distretto del tessile è nato per emulazione del nucleo originario di artigiani che recuperavano i “cenci”, con un processo di propagazione imprenditoriale che ha investito l’intera città».

Visione al futuro

L’ipotesi fatta da Bardini è a suo modo visionaria rispetto al futuro di Grosseto. Una visione quasi alla Adriano Olivetti, per quanto il paragone appaia sproporzionato, che coniuga la passione per il proprio lavoro e la volontà di seminare per il futuro.

«Io non avevo una cultura imprenditoriale. Figlio di un professore e di una casalinga, non avevo idea di cosa fosse un’azienda. Poi da ragazzo mi sono messo con una ragazza che aveva una piccola attività produttiva di maglieria, e ho conosciuto un mondo che ignoravo. Quella relazione si è conclusa dopo qualche anno, ma l’esperienza fatta in azienda mi ha incuriosito e mi ha spinto a diventare quello che sono oggi. Con questo voglio dire che se non vedi le cose da vicino, se non ci entri in contatto, è difficile che tu possa pensare di fare qualcosa di diverso da quello che conosci».

Da questa riflessione sulla propria esperienza l’intuizione di sfruttare l’occasione del trasferimento in via Genova di Montecristo e Roberto Ricci Design, oggi insediate in due sedi diverse in via Topazio e via Rubino.

Le due aziende gemelle, infatti, occuperanno il lotto da 30mila metri quadri dove c’era la gloriosa Mabro.

NO ALLA CITtÀ DI ISOLE

«Grosseto – spiega Bardini – è una città di isole non comunicanti fra loro: la cittadella dello studente, le aree produttive. Tutte frequentate da utenti specializzati, accomunati dalla loro attività principale di studio o di lavoro. Anche via Genova è una specie di ghetto dove si va solo per lavorare. L’idea è ribaltare lo schema e portare la vita della città all’interno dell’area produttiva, contaminando le attività industriali che vi operano con la quotidianità delle persone. Se qui realizzassimo un parco, piste ciclabili, un centro servizi, uffici comunali, strutture per l’infanzia e scuole, sarebbero favoriti scambi di esperienze e dalla contaminazione attraverso l’emulazione potrebbe svilupparsi una nuova cultura imprenditoriale».

L’ ASSILLO: I GIOVANI

L’assillo di Roberto Bardini è stimolare i giovani a fare impresa, partendo dal presupposto che c’è spazio per chi ha buone idee da mettere alla prova.

«Bisogna sfatare il mito che a Grosseto non c‘è niente e che per realizzare i propri sogni sia necessario andarsene, possibilmente all’estero. Non è vero. Ma per trovare la propria strada bisogna vedere un’opportunità, e in via Genova ci sono belle realtà manifatturiere che possono essere d’ispirazione per ragazzi e ragazze che si vogliano mettere alla prova. Per questo, però, bisogna che i giovani abbiano l’occasione di entrare in contatto con chi fa impresa, e i modi di stabilire questa connessione possono essere tanti».

Nella visione dell’amministratore unico della Montecristo Srl, la scuola è senza dubbio un elemento centrale ma non l’unico per assecondare lo sviluppo di cultura imprenditoriale.

«È un nostro dovere nei confronti della città ospitare ragazze e ragazzi per stage di formazione. Noi lo facciamo regolarmente e la cosa dà i suoi frutti: alcuni si sono costruiti un’ottima professionalità e sono rimasti, altri hanno tratto ispirazione per trovare la propria strada. Quello che ho capito è che se vedi le cose dall’interno del ciclo produttivo, hai lo stimolo a evolverti. La scuola può essere il punto di partenza, l’occasione, ma poi serve la motivazione. Un’azienda non può rinunciare a formare le persone al proprio interno; io stesso quando faccio i colloqui di lavoro guardo più alla buona volontà che manifesta un candidato che al curriculum accademico».

C’È SPAZIO PER TUTTI

Insomma, per Bardini il grimaldello per scardinare la gabbia dell’immobilismo in cui Grosseto sembra avviluppata, con un tessuto produttivo sbilanciato sui servizi più tradizionali e meno innovativi, è quello dell’emulazione delle migliori pratiche imprenditoriali.

«Se vedo solo pizzerie, attività commerciali o centri estetici, è molto probabile che il mio orizzonte imprenditoriale rimanga limitato a quel settore economico. Per questo bisogna far conoscere le attività manifatturiere che nessuno conosce, ma che ci sono. Sul mercato c’è spazio per tutti, la mia esperienza ne è la dimostrazione. Non avevo un retroterra imprenditoriale, ma sono riuscito a costruire un’azienda cominciando da zero. Partendo dall’amicizia con Roberto Ricci, che voleva iniziare a produrre pantaloncini da surf…. ». —

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