Gioco
Bianciardi anni ‘60 tra crisi in famiglia e il romanzo sui Mille
Aspettando il 2022. Prosegue il viaggio di Stefano Adami nella vita dello scrittore
CAPITOLO 11
Aspettando il 2022 con i flash d’autore di Fondazione Luciano Bianciardi. Nel 2022 si celebra il centenario della nascita del grande scrittore grossetano e Stefano Adami (del comitato scientifico della Fondazione) accompagna i lettori de Il Tirreno all’anniversario. Adami immagina un Bianciardi “rovesciato”, nato a Milano e morto nell’amata Maremma di famiglia. Ecco l’undicesimo flash.
STEFANO ADAMI
Paradossalmente, gli anni ‘60 sono buoni per il Paese, meno buoni per Luciano. “La vita agra” nasce da un film e porta a un altro film, la trasposizione di Lizzani che però cambia molto il romanzo. Bianciardi partecipa con gusto alla produzione, fino al punto di dire che Tognazzi fa il verso a lui.
Intanto la storia con Maria Jatosti si logora, e si logora anche la convivenza. Luciano beve, e i molti sensi di colpa per come si comporta verso la famiglia e soprattutto verso i figli a Grosseto trovano proprio nel bere una forma di assopimento, di rimedio.
Lo stato di salute dello scrittore peggiora. Anche perché quella che lui nella vita agra chiama “Anna” si sta disamorando di lui. Troppo difficile, troppo agro, stargli vicino. Bianciardi con “Anna” ha avuto anche un figlio, Marcello. Il che aumenta i suoi sensi di colpa.
Lo scrittore pensa che allontanarsi da Milano può essere una buona idea, fare una vita più sana, loro due adulti e il bambino. Ma non può certo ritornare a Grosseto. La querela ricevuta gli mostra tutto il biasimo che la città toscana prova per lui, o almeno di questo è convinto. Non comprerà dunque lì la casa al mare, ma a Rapallo. Dato che Bianciardi, da buon ribelle, come spiega lui stesso, è contrario alla proprietà privata, non si intesta la casa nuova, ma la intesta a Maria. Sperando con questo di calmarla. Maria invece si lamenta sempre di più del fatto che Luciano beve pesantemente. A una festa a casa di Giorgio Bocca, Luciano è cosi sbronzo che vene allontanato dallo stesso padrone di casa. In questa triste occasione, dice a Bocca e agli amici che sono con lui: «Sopportatemi, tanto sarà ancora per poco».
Sta scrivendo un nuovo romanzo risorgimentale, che racconta proprio l’impresa dei Mille. Il titolo che sceglie di dargli parla anche della sua condizione presente: “La battaglia soda”. Bianciardi sente e vede soltanto la propria battaglia, senza guardare oltre, proprio quello che Maria gli contesta.
Nella seconda metà degli anni ‘60 arriva anche in Italia la contestazione studentesca, arrivano i movimenti giovanili. Pasolini li critica profondamente e li trasforma in un tema del proprio impegno intellettuale. Calvino, che vive in Francia, ne è inizialmente entusiasta. Bianciardi, che pure a Grosseto ha una figlia adolescente, sembra nemmeno accorgersene. Ormai si è chiuso del tutto. Pensa solo alla sua vita agra, ai suoi giorni di battaglia soda. Perfino il lavoro che gli arriva sembra non coinvolgerlo più. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google