Il Tirreno

Grosseto

il giallo di potassa 

Lo strano disegno dell’omicida Sopralluogo nell’ex cava

Francesca Gori
Lo strano disegno dell’omicida Sopralluogo nell’ex cava

Il cadavere di Francesca Benetti non è mai stato trovato dopo il delitto Carabinieri e vigili del fuoco sono andati ieri mattina a Pietratonda 

3 MINUTI DI LETTURA





Francesca Gori

gavorrano. Cosa si potrebbe trovare, a distanza di otto anni, in un bacino nascosto dalla macchia, dove il limo si è accumulato così come l’acqua e la terra che ne hanno cambiato il fondale? Probabilmente niente, anche se l’ipotesi che Antonino Bilella, l’ex custode di Villa Ada a Potassa, in carcere per l’omicidio di Francesca Benetti, abbia portato fin là il corpo della donna, potrebbe essere balenato in testa agli investigatori. Ieri mattina, i carabinieri hanno fatto un sopralluogo nella zona di uno delle ex cave dell’Accornero, a Pietratonda.

Una di quelle che, nonostante siano coperte da una fitta vegetazione, sono facilmente raggiungibili dalla strada.

Un bacino, simile a quello che l’ex custode arrestato aveva disegnato poco dopo essere stato arrestato, quando era rinchiuso nel carcere di Grosseto.

L’indagine si è chiusa con la condanna all’ergastolo dell’ex custode della villa, che avrebbe ucciso la donna nell’appartamento al piano terreno perché si era invaghito di lei. E perché lei lo aveva rifiutato.

Bocche cucite al comando dei carabinieri di Grosseto, che non confermano di aver fatto quel sopralluogo con i sommozzatori dei vigili del fuoco per capire se fosse o meno possibile immergersi in quelle acque e cercare tracce del cadavere.

I militari sono stati qualche ora con i vigili del fuoco in quella zona, raggiungibile dalla strada ma abbastanza isolata e coperta da una fitta vegetazione.

Quando Francesca Benetti scomparve, i militari trovarono il pianale dell’auto di Bilella, quella che poi avrebbe voluto far rottamare il giorno dopo, a Montorsaio.

Lo stavano seguendo, e lo videro mentre se ne sbarazzava. Le ricerche, però, otto anni fa si concentrarono oltre che nella zona di Potassa, vicino alla casa dove secondo la Procura la donna fu uccisa nel suo appartamento, tra Montorsaio e Batignano, in direzione di Grosseto.

Non fu invece presa in considerazione la zona che da Montorsaio va verso Campagnatico.

Una zona che Bilella però poteva conoscere: qua infatti abita uno dei suoi amici e – anche se non ci fosse mai stato – probabilmente ne aveva sentito parlare.

Cercare e sperare di trovare qualcosa in quel laghetto però sarebbe praticamente impossibile.

I vigili del fuoco, che ieri sono intervenuti con il loro comandante, hanno rilevato la presenza di circa un metro di limo sul fondale dell’ex cava, che in alcuni punti arriva anche a una profondità di trenta metri. Impossibile, quindi, immergersi per cercare di trovare qualcosa, in un bacino dove negli anni si è accumulata terra e vegetazione, dove nessuno è mai entrato.

Un posto, però, che poteva essere ideale per nascondere un cadavere, soprattutto a novembre. La scomparsa della donna, ex insegnante di educazione fisica in pensione, è avvenuta il 4 novembre 2013.

E la sera, in quelle zone isolate, nascoste dalla vegetazione, difficilmente si poteva incontrare qualcuno. A Campagnatico, nella zona di Pietratonda, come in moltissime altre zone della Maremma, da nord a sud. Dove far sparire qualcuno, non sembra essere stato troppo difficile.

O almeno, non lo è stato in questo terribile caso. –

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa