Lutto
L’addio al fratello Ghepa tra cori e fumogeni L’omaggio della curva e degli avversari senesi
Sulla bara la maglia e le sciarpe della sua squadra, il Grosseto In centinaia alla cerimonia funebre a Sterpeto: lunedì l’ultimo saluto
lacrime e dolore
Guardi quella bara e ti chiedi come faccia a starci tutto, lungo com’era Alessandro Roghi, il Ghepa per tutti. È un pomeriggio rovente di fine maggio a salutarlo al cimitero di Sterpeto che per un giorno diventa una emanazione della sua Curva Nord.
C’è anche una piccola rappresentanza di tifosi del Siena a rendergli omaggio, perché di fronte a queste tragedie, la rivalità sportiva si fonde con l’amore e il rispetto. C’è ovviamente la sua curva, quella vecchia di una volta e quella nuova. Ci sono i suoi amici di sempre, ma anche tanta gente che lo frequentava meno, ma che aveva capito il suo essere buono. C’è soprattutto suo nipote, Nicola, sceso da Vicenza e stretto nell’abbraccio di tutti. Incredulo per quanto accaduto: «Non è giusto», ripete mentre le lacrime solcano il suo giovane viso di ragazzo. Ci sono gli striscioni, quelli della curva e quelli ironici che ricordano il suo essere, sempre scherzoso, col sorriso, la battuta pronta per tutti e la voglia di sdrammatizzare sempre.
È una funzione leggera quella che accompagna il suo ultimo viaggio terreno, tenuta all’esterno della piccola chiesa del cimitero che mai potrebbe contenere le centinaia di persone che sono arrivate a rendere l’ultimo saluto a un fratello. Tra pochi giorni, sarebbe stato il suo compleanno e allora nasce l’idea di organizzare una cena per quel giorno, in sua memoria. Perché nessuno vuol dimenticare Alessandro e nessuno potrà mai farlo. Tanto meno i suoi amici che ne hanno condivise tante di cose con lui.
Non solo allo stadio, ma anche le vacanze, le cene e il suo bar; il Cavallino Bianco. Chi lo ha frequentato, sa bene quali momenti esilaranti il Ghepa poteva regalarti tra un caffè e una schiacciatina. Poi la bara scorre, verso la camera crematoria, dove lunedì pomeriggio compirà l’ultimo percorso terreno. Tra l’altro, per chi lo vorrà, lunedì alle 16, ci sarà ancora la possibilità di un ultimo saluto, prima della cremazione. La sua gente infine lo saluta tra cori da stadio e fumogeni, bandiere e palloncini biancorossi, mentre magliette e sciarpe del Grosseto lo accompagnano sul feretro. Ci sono anche alcuni giocatori del Grifone, con il presidente Mario Ceri e ovviamente, Simone Ceri che in quella curva ci era cresciuto, proprio accanto al Ghepa e a tanti altri che son tutti là, a salutarlo una volta ancora. — Paolo Franzò
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
