Il Tirreno

Grosseto

Distanziamento e angoscia di morte «Si paga l’incoerenza dei governi»

Francesca gori
Distanziamento e angoscia di morte «Si paga l’incoerenza dei governi»

Autore di un capitolo del “Manuale di psicologia umanistica ed esistenziale”, Alessio Finetti analizza la pandemia  

5 MINUTI DI LETTURA





L’INTERVISTA

Francesca gori

C’è una strada che si è incrociata con un’altra, proprio a Grosseto. Una strada fatta di studio, di ragionamento, di sperimentazione per garantire diritti e salute. E al centro di questa strada ci sono due nomi che oggi sono scritti uno accanto all’altro: quello di uno dei padri della psicologia, Luigi De Marchi e quello di uno psicologo grossetano, Alessio Finetti, docente dell’istituto di psicologia umanistica ed esistenziale che ha scritto il secondo capitolo del “Manuale di psicoterapia umanistica esistenziale”, edito da Alpes e curato da Antonella Filastro e Massimo Biondi, dal titolo “La Psicoterapia esistenziale umanistica”.

È Grosseto la città che fa da sfondo a questo incontro dilatato nel tempo. «Luigi De Marchi è stato uno psicologo che si è occupato di psicologia sociale e che nel 1957 ha scritto un libro intitolato “Sesso e civiltà”, diventato fondamentale per la psicologia moderna – racconta Finetti – Fu lui negli anni ’70 ad aprire il primo consultorio a Grosseto, quando ancora non c’era la legge». Sindaco della città, in quel periodo, era Giovanni Battista Finetti, il padre di Alessio, che con De Marchi decise di dare il via alla sperimentazione. De Marchi era poi amico di Luciano Bianciardi. Lo psicologo seppe dell’esistenza di De Marchi nel 1987, quando si imbatte nella sua opera durante una presentazione. «Luigi non aveva più la copia originale del suo libro, “Sesso e civiltà” – dice Finetti – Quello che c’è nella biblioteca della sua fondazione è la copia di mio padre e porta ancora la dicitura “Biblioteca Finetti”. Catalogava tutto: io sono stato contento di regalarglielo».

Nel manuale, che rappresenta un punto di svolta anche nella moderna concezione della psicologia e della sua applicazione, viene posto al centro la persona e la sua esistenza. «Il fine è l’uomo e il vivente – spiega Finetti – in una visione anti riduzionistica».

Tra gli obiettivi che la psicoterapia esistenziale e umanistica si pone ci sono anche la valutazione di come le risposte di stress alle tensioni minano il sistema immunitario e la funzionalità fisiologica alterando l’eco sistema interno che ci sostiene come organismi viventi, lo studio degli adattamenti reattivi difensivi che alterano il sistema psichico determinando alterazione neurocettiva, disregolazione emotiva, disfunzionalità cognitiva, disadattamento comportamentale. «Mi sono chiesto come aiutare e favorire le risposte omeostatiche alle tensioni favorendo risposte funzionali dal punto di vista psicofisico – dice Finetti – ma anche come valutare le risorse interne ed esterne degli esseri umani e l’importanza della comunicazione, che deve essere necessariamente coerente». Comunicazione che, dall’inizio della pandemia, avrebbe invece disorientato la popolazione.

«La pandemia ha provocato una forte ondata di angoscia di morte – spiega Finetti – Si tratta di uno choc primario esistenziale, la paura di morire ed ha sollecitato la minaccia e l’angoscia di morte e le conseguenze di questa sollecitazione dal punto di vista organistico sono state molto gravi». Colpa dei governi che si sono succeduti, non aver preso e non prendere ancora oggi alcuna misura sull’impatto psicologico. «L’errore che è stato commesso – dice lo psicologo – è stato mettere il virus come fine. In tv abbiamo sentito parlare soltanto virologi ed è mancata del tutto una visione olistica dell’impatto su tutto il sistema umano. Tutte le politiche di risposta a questa pandemia si sono basate su misure che però non hanno attenuato il senso di minaccia e l’angoscia di morte e questo modo di fare indebolisce l’organismo che così diventa ancora più esposto agli effetti negativi del virus».

Tutte le decisioni che sono state prese per combattere la pandemia non hanno quindi tenuto al centro l’uomo nella sua interezza. «E quando dicevano che saremmo usciti migliori da questa situazione – spiega ancora Finetti – mi ero già accorto che questo non sarebbe successo, ma che anzi ci saremmo incattiviti. I risultati sono sotto i nostri occhi».

Capitolo a parte lo meritano anche il linguaggio che è stato utilizzato per comunicare. «Oggi non vogliamo fare ad esempio il vaccino AstraZeneca perché le comunicazioni sull’efficacia del siero e sui potenziali effetti collaterali sono state incoerenti – dice Finetti – Questo schema è stato applicato a tutti i provvedimenti presi. Quelli economici sono stati esemplari: penso ad esempio al tira e molla sulle aperture dei ristoratori, l’angoscia per la perdita del sistema lavoro, il fatto che non si sia pensato che il limite nel contatto avrebbe comunque causato un limite nel rapporto umano e un conseguente indebolimento fisico. Questo non significa non attuare il distanziamento ma trovare un modo diverso per metterlo in pratica nei ristoranti, nei cinema, nei teatri e in tutti quei luoghi dove le persone avrebbero potuto produrre endorfine e così aumentare le proprie difese immunitarie».

Gli psicologi, in questo periodo, non si sono fatti avanti. «Ora però ci troviamo a dover affrontare disturbi da stress post traumatici che sono diventati cronici – spiega Finetti – Questo fattore va affrontato in modo complesso: nel manuale affrontiamo lo stress psicofisico anche attraverso la terapia di gruppo proprio perché il gruppo ad essere importante». L’apprendimento da Dad, ad esempio, ha creato un disturbo nei ragazzi che si chiama “zooming”. «Riguarda l’uso continuativo dello schermo – dice – che provoca stress perché viene interrotta la prossemica e si crea un disturbo da stress post traumatico. C’è stato poi l’aspetto della convivenza forzata e l’aumento dei divorzi e delle separazioni, oltre a quello, drammatico, dei suicidi. E nonostante questo, il Governo ancora balbetta, senza farsi carico di quello che sta accadendo nelle persone. Togliere il coprifuoco significa recuperare la socialità, il rapporto con l’altro: è questa la giusta risposta all’angoscia, la solidarietà nei confronti degli altri». Anche in termini sanitari e di riprogrammazione, quindi, bisognerebbe che venissero programmate attività di contatto tra le persone. «L’impatto sul sistema sanitario della depressione e dell’angoscia vissuta dalle persone – conclude Finetti – sarà devastante e aumenteranno anche i costi. Così come continueranno ad avere effetti devastanti tutte le norme che sono state adottate: norme vacue, interpretabili, emanate da persone che per primi, loro, hanno sperimentato l’angoscia di morte e la disfunzionalità cognitiva senza prendersene cura. Le indicazioni dovevano almeno essere coerenti e inattaccabili, senza creare ulteriori sbandamenti nelle persone». –

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa