Il Tirreno

Grosseto

in aula l’assistente sociale e i medici 

Sonia, una madre capace Mirko era in depressione

P.S.

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gavorrano. «Il mio parere sulle capacità genitoriali di Sonia Santi e del padre è positivo».

Parole di Chiara Volpi, assistente sociale zona Val di Cornia, chiamata a testimoniare in relazione alla sua attività iniziata dopo che Sonia è diventata mamma. L’imputata ascolta, si passa una mano fra i capelli, prende un fazzolettino e se lo avvicina ai margini degli occhi. «Il mio compito è accertare se possono accudire al figlio – ha detto ancora Volpi – Al parto era stata molto brava, mi hanno detto, e io l’ho trovata adeguata al ruolo di madre, così come il padre. L’osservazione a casa è ancora in corso».

Santi, che abita a Suvereto, è anche «molto aderente al programma», ha detto il dottor Roberto Calvanelli della Asl che la segue dall’ottobre scorso con colloqui alle quali la donna si presenta con regolarità. «Lei dimostra di mettersi in gioco».

Mirko Meozzi era invece in uno stato di «gravissima depressione». Così lo trovò il medico psichiatra Silvio D’Alessandro, che nell’ottobre 2020 lo andò a trovare nella comunità dove si trova ancora. «Mi disse che cercava di passare le giornate sfinendosi, così da poter dormire la notte». Turni in cucina, chiedeva di stare da solo, con pasti preparati per cinquanta persone. Fu un esame complesso, ha ricordato lo specialista, «lui era come piegato su se stesso. Dimostrava incredulità, per ciò che era successo, qualcosa che andava al di fuori del suo orizzonte biografico». La droga e il consumo diventato quotidiano dopo la separazione. Il vissuto che si ripresentava a solleciti esterni, come il suono di una sirena. E pentimento? C’era pentimento? «Era nei suoi comportamenti, quella autoflagellazione lo dimostra. La fase mnemonica era comunque molto alternata». Ai colloqui seguì un test clinico molto lungo, il “Minnesota”, 653 domande di vario genere, tre ore per svolgerlo. «Da parte sua non ci fu nessun tentativo di manipolazione, né deliberata né inconscia, delle risposte. C’erano tutti i sintomi per un disturbo post-traumatico da stress». Deriva alcolica, perdita del lavoro, ricerca di droga, incapacità di uscirne, dipendenza, degrado personale. Al momento del fatto era capace di intendere e volere? «Non mi sono interessato – ha risposto D’Alessandro – anche se me lo sono chiesto. Sulla capacità di autodeterminazione sì, qualcosa ha influito». Lui si descriveva come autore? ha chiesto il pm Anna Pensabene. Il presidente, rilevata l’obiezione della difesa, non ha ammesso la domanda. Il racconto era pieno di lacune, lui ricordava solo fino all’evento. — P.S.

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