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Grosseto

Sorpresa: nel Padule son tornate le vacche

Alfredo Faetti
Sorpresa: nel Padule son tornate le vacche

Dieci capi, tra cui un toro, pascolano liberi grazie al progetto di riqualificazione dell’area delle Bandite di Scarlino 

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Alfredo Faetti

scarlino. Un cartolina della Maremma com’era e di come torna ad essere. Acqutrini paludosi in cui pascolano libere le vacche: per quanto queste parole prese ad una ad una possano sembrare poco lusinghiere, in realtà ricostruiscono l’immagine d’altri tempi tornata nitida nel Padule di Scarlino, dove un progetto di riqualificazione dell’oasi – finanziato dalla Regione Toscana e messo in piedi da più soggetti – permetterà di arricchire la biodiversità della zona, non soltanto con l’immissione dei bovini nostrani ma anche facendo rifiorire la vegetazione cancellata dalla selva che ha colonizzato la palude. E non c’è rimedio migliore per combattere la vegetazione selvaggia di un pascolo allo stato brado. «Fino a qualche decennio fa il Padule era pascolato dal bestiame – spiega il funzionario delle Bandite di Scarlino, Patrizio Biagini – con l’arrivo dell’industria nelle vicinanze e la vendita dei terreni agrari della fattoria del Casone, l’attività ha cessato di esistere. Era il 1990: il Padule diventò un’oasi protetta dove venne bandita anche la caccia.

Il risultato fu che nell’intera area, incastrata tra le Collacchie e la provinciale che porta a Gavorrano, la cannuccia ha preso il sopravvento su tutte le altre piante, di fatto cancellandole. Alcuni anni fa però è stata proposta una soluzione, la più sostenibile ed economica di tutte: reinserire le vacche maremmane, abbastanza forti da sopportare la palude e abbastanza ghiotte per togliere di mezzo la flora selvaggia e far rifiorire tutta la biodiversità. Il massimo della circolarità.

Il progetto è iniziato nel 2018, quando Bandite di Scarlino ha presentato una richiesta di finanziamento al Gruppo di azione locale “Far Maremma” per accedere ai fondi messi a disposizione dal Piano di sviluppo rurale della Regione Toscana ottenendo 110mila euro. Il contributo è stato utilizzato per la riqualificazione della passerella e del capanno danneggiati dalla piena del 2014 ma anche per altri interventi migliorativi, tra cui appunto l’inserimento delle vacche. «Specie legata da un unico cordone ombelicale a un altro simbolo di questa terra, i butteri, così da rappresentare insieme una porta aperta sul passato e su un’attività umana tradizionale entrata nel Dna del territorio», ha detto la vicepresidente della Regione e assessore all’Agroalimentare, Stefania Saccardi, presente all’evento, esattamente come i butteri. «Il progetto si inserisce appieno nella strategia di sviluppo del Gruppo di azione locale perché promuove il turismo sostenibile e la tutela del patrimonio naturale – dice il presidente di Far Maremma, Fabrizio Pasquini – È la testimonianza che progetti innovativi come questo, che coniugano più valori, possono rappresentare una ricchezza per la comunità locale e un esempio da imitare». Il progetto, reso possibile grazie alla collaborazione con l’allevatore Renzo Fedi che ha messo a disposizione il bestiame, ha previsto la realizzazione di una nuova recinzione di collegamento con quella esistente per circa 750 metri. «È bene che la gente si rechi in questi posti– dice l’associazione La Duna – confine tra realtà molto diverse. Può farlo comodamente transitando su una lunga e bella passerella».

Già, perché appunto è tornata anche la passerella: il percorso che attraversa la zona paludosa del Puntone è lungo circa un chilometro, è percorribile anche quando il terreno è allagato – essendo rialzato da terra – e conduce a due capanni in legno. Di tutto il progetto e della giornata, è ben più che soddisfatta la sindaca scarlinese Francesca Travison. «La salvaguardia ambientale oggi più che mai è uno degli obiettivi primari di chi amministra un territorio – dice – Questo progetto completa la riqualificazione del Padule di Scarlino, con la passerella che finalmente è stata ripristinata, le vacche allo stato brado e i capanni per l’osservazione della fauna. Protezione dell’ambiente quindi ma anche promozione del territorio con la presenza di un animale tipico della Maremma». —

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