Sicurezza
Violentò la moglie davanti al figlio: condannato
L’ex marito dovrà scontare sei anni. Beveva spesso e la minacciava, la donna lo denunciò dopo mesi di abusi
Francesca Gori
costa d’argento. Sei anni di carcere e il pagamento delle spese processuali, oltre a quelle di custodia cautelare e l’interdizione perpetua dagli uffici: è questa la sentenza di condanna emessa dal giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna che ha disposto anche il pagamento del risarcimento all’ex moglie dell’uomo di 50 anni che le ha reso la vita un inferno.
E che lei è riuscita a denunciare soltanto dopo mesi di soprusi e violenze subite. L’ultima delle quali sotto gli occhi del figlio della coppia, che allora aveva 12 anni. Il bambino si era svegliato ed era entrato nella camera dei genitori. «Mamma, perché piangi?», aveva chiesto. «Stai tranquillo, la mamma ha fatto solo un brutto sogno», aveva risposto il padre. La realtà, però, come ha spiegato la donna prima ai carabinieri che hanno raccolto la sua denuncia, poi al pm e al giudice durante l’incidente probatorio e l’udienza che si è svolta con il rito abbreviato, era ben diversa: quella notte, come almeno un’altra ventina di volte tra maggio e agosto 2019, la donna era stata violentata. Assistita dall’avvocato Alfredo Bragagni, la donna ha avuto il coraggio e la forza di ripercorrere gli anni drammatici di convivenza con il marito: le minacce, le botte, le violenze sessuali, compiute quasi sempre nel letto dove lei ormai da tempo dormiva da sola. A volte si chiudeva a chiave dentro, per evitare che l’uomo entrasse. Ma nella stanza accanto c’era suo figlio che dormiva, che avrebbe potuto svegliarsi ed aver bisogno della sua mamma. Motivo per il quale la porta della sua camera restava aperta e lei continuava a subire rapporti sessuali che non voleva, contro i quali si ribellava, spesso divincolandosi, spesso piangendo e gridando. «Lui è molto più forte di me», ha spiegato la donna al giudice, raccontando quello che aveva dovuto subire. Minacce come: «Io ti ammazzo, la tua parte di casa è il cimitero». Il cinquantenne a ottobre del 2019, quando i coniugi erano ormai in fase di separazione, aveva visto sua moglie parlare con un amico. Lui non era riuscito a trattenersi: l’aveva spinta contro il cofano dell’auto. Si era fermato, probabilmente, solo perché c’erano altre persone che avevano visto quello che era accaduto. Un mese dopo, mentre stava lasciando la casa coniugale, l’aveva picchiata di nuovo, questa volta colpendola con un calcio alla bocca: questa volta loro figlio era poco distante. Non aveva visto, per fortuna, tutta quella violenza abbattersi sulla madre, ma aveva sentito quello che era accaduto. Quel giorno, nella casa della coppia, arrivarono i carabinieri, come avevano fatto altre volte.
Un mese dopo, i militari si presentarono nel luogo dove il cinquantenne lavorava come operaio per arrestarlo. Avevano in mano l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari Sergio Compagnucci, su richiesta del sostituto procuratore Valeria Lazzarini. Difeso dagli avvocati Silvia Falconi e Alessandro Risaliti, l’uomo era già stato condannato per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie: gli era stata applicata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ma una volta pronunciata la sentenza il divieto era stato revocato e lui aveva chiesto alla donna di poter tornare a vivere nella loro casa. Non era in atto un tentativo di riconciliazione ma solo l’esigenza di un posto dove stare senza dover pagare un affitto. E poi c’era il figlio della coppia, un ragazzino di 12 anni, che voleva avere suo padre a casa. La donna aveva acconsentito, sperando che i giorni a venire sarebbero stati migliori. E invece, l’incubo si era ripresentato, puntuale. Un incubo finito ora con la condanna a sei anni di reclusione. –
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