Il dolore
«Non dovranno risarcire due milioni per danno erariale»
Grosseto. La Corte dei conti Toscana ha respinto la richiesta di condanna al pagamento di un danno erariale da due milioni di euro per responsabilità sanitaria, avanzata dalla Procura contabile nei confronti di due medici di ostetricia e ginecologia, Piero Luigi Nisi e Rita Puzzuoli, e di un’ostetrica, Marisa Montorsi. La vicenda era quella di un danno cerebrale al parto, risalente al 31 dicembre 2008, per la quale era intervenuta una sentenza di non doversi procedere pronunciata dal gip dopo che le parti (la allora Asl 9 e la famiglia) avevano raggiunto un’intesa per una transazione appunto da due milioni di euro e la querela era stata ritirata. Fu un fatto di cronaca giudiziaria narrato anche su queste pagine nel 2012.
La Corte (Antonio Galeota presidente, Nicola Ruggiero e Pia Manni) ha respinto la richiesta della Procura regionale, che sosteneva la responsabilità del danno subito dall’azienda sanitaria perché vi sarebbe stata una responsabilità dei tre professionisti (assistiti dall’avvocato Luciano Giorgi) in relazione al danno causato al piccolo; la Procura sosteneva anche che neonatologi e rianimatori non avrebbero avuto alcuna responsabilità, perché sarebbero intervenuti quando l’organismo era già seriamente compromesso dall’anossia prolungata. E aveva in conclusione rivendicato il versamento dei due milioni, ripartendoli in quote, dai tre professionisti incolpati, ritenendoli responsabili di una cosiddetta “malpractice medica”.
La Corte dei conti si è avvalsa di una consulenza tecnica, affidata agli specialisti del Sant’Orsola di Bologna (una era stata disposta all’epoca anche dal gip). I quali hanno «escluso la sussistenza della colpa grave e del nesso causale tra la loro condotta e il danno». Perché «i provvedimenti via via intrapresi dai sanitari grossetani si dimostrarono adeguati alle peculiarità cliniche del caso» e comunque «non poteva dirsi esigibile una diversa condotta in fase di assistenza al parto». Nessuna censura nell’operato di chi era intervenuto al parto, perché non è stata raggiunto «quel grado di gravità richiesto dalla giurisprudenza per l’affermazione della responsabilità amministrativo contabile».
Non ci furono errori non scusabili per grossolanità o assenza di cognizioni base della professione, non ci fu imperizia né imprudenza. «La mancata anticipazione del parto alle 19. 30, anche a fronte del peggioramento dei tracciati e della difficoltà del travaglio, è stata giustificata e ritenuta plausibile dalla Ctu per l’assenza della diagnosi di distocia e perché la sospensione dell’ossitocina aveva nell’immediato sortito esito positivo, tanto da ritenere la condotta dei convenuti non gravemente censurabile», sono le conclusioni dei giudici contabili. Ai tre professionisti sono state liquidate le spese del giudizio, pari a 6mila euro; la Asl dovrà pagare gli onorari della Ctu. —
Pierluigi Sposato
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