Sicurezza
La magica Ferriera spalanca le porte al grande pubblico
Domenica 23 maggio si celebra la Giornata delle dimore storiche L’apertura è gratuita per esplorare le meraviglie del giardino
CAPALBIO. Spalanca le sue porte ai visitatori, in Maremma, il giardino della Villa La Ferriera, capolavoro di architettura e botanica che si illumina d’immenso in località Chiarone 9, a Pescia Fiorentina.
L’occasione è – domenica 23 maggio – la Giornata nazionale dell’associazione Dimore storiche italiane, che in tutt’Italia vede oltre 300 (di cui 130 in Toscana) tra castelli, rocche, ville, parchi e giardini schiudersi per accogliere di nuovo, come già in passato, chi voglia immergersi nella storia e nella bellezza. Le visite sono gratuite e possibili dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 di domenica. Le prenotazioni sono online e centralizzate sul sito www. associazionedimorestoriche. it.
Questa spettacolare villa capalbiese, con il suo maestoso giardino nato intorno a una fonderia di ferro del XV secolo, accoglie un trionfo di colori e forme di piante, che sinuosamente popolano le nostre campagne. Querce da sughero, lecci, cipressi, pini, sposati a delicate essenze di vari colori e profumi di peonie, gelsomini, ortensie, ibisco, pelargoni profumati o salvia; anche se è la grande quantità di rose, raccolte in quarant’anni a rappresentare l’unicità del giardino.
Nato nel 1968 dalla rimozione di tonnellate di pietre da un terreno frequentato solo da pecore, «il giardino è stato chiuso da robuste tende verdi per proteggerlo dai venti del nord», riporta il sito della Villa La Ferriera. Piante arrivate da tutto il mondo. Perù, Brasile, Kenya o Yemen, a dimostrazione dell’infinita meraviglia della natura e del rapporto simbiotico che può instaurarsi con l’uomo. La “padrona di casa”, Giuseppina “Giuppi” Pietromarchi è una notissima paesaggista, mente raffinata e specialista in botanica mediterranea e ideatrice di pregevolissimi giardini in Toscana e altrove. È autrice di libri sulla storia dei giardini italiani e sulla flora mediterranea. Una vera “piantatrice” che descrive il giardinaggio come una «malattia geneticamente ereditata». Il nonno fondò Sgaravatti, celebre vivaio vicino a Padova.
La Giornata nazionale rappresenta, dopo lunghi mesi di restrizioni, un’importante occasione per scoprire bellezze anche inesplorate visitando complessi monumentali che costituiscono il più grande museo diffuso d’Italia. La loro riscoperta – dice l’associazione Dimore storiche – «è determinante per far luce su un patrimonio spesso ignorato che non solo rappresenta la migliore storia e tradizione italiana, ma che – prima della pandemia – riusciva ad accogliere 45 milioni di visitatori l’anno. Un patrimonio di cui si fatica a riconoscere l’immenso valore sociale, culturale ed economico, oscurando le tantissime professioni che si nascondono dentro a queste mura e giardini». Mestieri antichi, da tutelare anch’essi, quali artigiani, restauratori e giardinieri: figure professionali che affiancano i proprietari custodi e senza i quali non sarebbe possibile garantire la manutenzione delle dimore storiche, dei loro giardini e degli oggetti d’arte che le rendono uniche al mondo. Prevedere continui lavori di restauro, i cui costi ricadono sui proprietari, «significa peraltro contribuire al decoro delle vie, delle piazze, dei rioni nei quali le dimore si trovano – riporta l’associazione – aumentando la capacità d’attrazione e la qualità dei territori di cui questi complessi costituiscono spesso il principale elemento di interesse. Significa alimentare l’immensa filiera delle attività legate al turismo e alle nuove professioni come quelle dei beni culturali». Un settore che certo fa bene all’anima ma che, se fosse adeguatamente supportato dalle istituzioni, sarebbe trainante anche per l’economia e il turismo nazionali. –
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