Il dolore
Dosi in ritardo, caos all'hub Aurelia Antica - Video
Grosseto: centinaia di superfragili attendono ore, intervengono i carabinieri. L'Asl: "Avevamo avvertito". Ma i vaccinandi smentiscono
GROSSETO. Centinaia di persone ammassate per ore alle porte del cinema Aurelia Antica, senza un posto dove sedersi, sotto la pioggia e poi sotto il sole cocente, strette le une alle altre alla faccia del distanziamento. Persone con varie patologie, arrivate da ogni angolo della provincia, e anche da fuori, con regolare prenotazione per vaccinarsi, e lasciate senza risposta, senza assistenza e col vaccino in forse. Stremate, arrabbiate. Gli animi a un certo punto si scaldano, tanto che qualcuno chiama i carabinieri.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.40298140:Video:https://video.iltirreno.gelocal.it/locale/caos-al-centro-vaccinale-di-grosseto-ritardi-e-ressa/144371/146042]]
Una giornata di caos ieri al principale centro vaccinale della provincia. Erano in previsione prime vaccinazioni e richiami per persone vulnerabili, ma chi aveva appuntamento al mattino è stato rimandato al pomeriggio, senza preavviso. Ad alcuni non sono state date spiegazioni, ad altri è stato detto che non erano arrivati i vaccini. E così nel pomeriggio si sono ritrovati in fila sia i vaccinandi della mattina, sia quelli del pomeriggio. Ma i nuovi orari non sono stati rispettati e così c’è voluta un attesa di diverse ore per farsi vaccinare.
Le persone si sono affollate ai tre ingressi del cinema, nel più totale caos. E molti non hanno potuto ricevere la dose, perché avevano precedenti impegni, ad esempio di lavoro.
«Noi veniamo da Montalcino – racconta Monica Mascelloni, arrivata con il marito Luigi Mossuto che doveva fare la seconda dose –. Mio marito è diabetico. Avevamo appuntamento alle 9,30 ma ci hanno detto che ci rimandavano al pomeriggio. Abbiamo mangiato un pezzo di pizza al volo, che non è il massimo per chi fa insulina. Sono le 16,20 e stiamo ancora aspettando. Capisco che non è colpa delle persone che sono qui, ma almeno fateci parlare con un responsabile. E dateci una sedia: ci hanno persino mandati via dal bar».
A centinaia hanno aspettato in piedi, per esser sicuri di non perdere la chiamata. Ma sono trascorse ore, prima sotto la pioggia, poi sotto il sole, senza un filo d’ombra.
C’è chi come Stefania Pietrini e il marito Fabrizio Niccolini viene da Follonica. «Avevamo appuntamento alle 8,10 – dice la signora – ma appena arrivati ci hanno detto che ci toccava alle 14,30 perché non c’erano le dosi. Allora siamo tornati a casa e poi tornati qui». Come loro Alessandro Bellini e la moglie Giuliana. «È una vergogna», dice Bellini.
In estrema difficoltà anche gli operatori del centro vaccinale, che si sono ritrovati a gestire un carico inaspettato. Chi esce dopo aver fatto la sospirata iniezione riferisce che ci sono solo due postazioni per le somministrazioni. E che anche dentro le persone «sono tutte appiccicate».
«A un certo punto hanno detto che ci avrebbero rinviati o al 23 o al 26 maggio – dice Mario Castori, ex presidente dell’Associazione diabetici di Grosseto, anche lui in fila – ma poi hanno fatto una lista unica e ci hanno detto che ci vaccinano tutti oggi. Questo è successo dopo che sono intervenuti i carabinieri. Una cosa così è vergognosa. Qui c’è gente che soffre di cuore, che ha bisogno del bagno, che è fragile».
Il Tirreno ha chiesto spiegazioni all’Asl. L’azienda dice di aver «riprogrammato alcune sedute vaccinali di questa mattina (ieri mattina), qui come in altre zone, per esigenze organizzative» e assicura «l’invio, mercoledì mattina, di un avviso alle persone a cui è stato spostato l’appuntamento. Ci sono stati casi in cui gli utenti hanno fatto confusione con i numeri di telefono perché hanno dato il numero di altri familiari o lo stesso numero per più prenotazioni». Insomma: la colpa del caos sarebbe dei vaccinandi.
«Non è vero che ci hanno avvertiti per telefono – sbotta Lorenza Giovingo – Non abbiamo ricevuto telefonate né messaggi. Ho controllato bene sul telefono. Non dicano bugie. Io sono venuta da Follonica per accompagnare mio marito Alvaro, che è diabetico e ha tre bypass. Vi sembra normale lasciare una persona così qui per ore, senza nemmeno un posto dove sedersi? Se ci avessero avvisati non saremmo certo venuti qui a farci trattare in questo modo». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
