Il Tirreno

Grosseto

Il “centro della sinistra” si smarca dal Pd

Alfredo Faetti
Il “centro della sinistra” si smarca dal Pd

Psi, Italia Viva e Azione lanciano il Polo riformista: un proprio candidato al primo turno, in caso di ballottaggio sì ad accordi

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Alfredo Faetti

grosseto. Sull’alleanza con il Movimento 5 Stelle si spacca il centrosinistra che a questo punto, a Grosseto, diventa ufficialmente un cantiere inedito rispetto al resto d’Italia. L’accordo Pd - M5s - sinistre non piace, la dinamica con cui è stato deciso di puntare su un candidato comune (l’architetto Giovanni Fontana Antonelli, che però ancora non ha detto sì) anche meno: così quelle che si definiscono le forze riformiste del panorama politico cittadino, hanno deciso di intraprendere un percorso autonomo, almeno al primo turno.

Nasce dunque il Polo Liberale e Riformista, composto al momento dal Psi, Italia Viva e Grosseto in Azione, il partito che si richiama a Carlo Calenda. Se nel resto del Paese, insomma, le trattative tra Pd Italia Viva e Azione non si sono chiuse, nel capoluogo maremmano le strade si sono ormai divise, almeno in vista del primo turno. «Il dialogo con il Pd c’è stato e c’è – conferma Diego Tosi del partito renziano – ma ora non era possibile proseguire». Stessa lettura confermata da Francesco Giorgi del Psi e Francesco Grassi di Azione.

Il momento di rottura è arrivato quando il Pd ha ufficializzato l’alleanza con i pentastellati e la distanza tra le parti è divenuta insanabile quando si è fatto largo anche il nome di un potenziale candidato, Fontana Antonelli appunto, già proposta pentastellata e adesso fresco di “sì” da parte dei Democratici.

«Quando c’è la scelta di un allenatore viene coinvolta tutta la squadra, ma non è stato così», prosegue Tosi. Arrivati a questo punto, i tre esponenti riformisti dubitano che la situazione possa essere rivista. «Credo che ormai sia tardi per poter pensare ad alleanze o primarie», spiega Giorgi, convinto però che una maggior offerta elettorale possa andare a vantaggio delle forze contrapposte al centrodestra, a cui il nuovo polo si dice del tutto alternativo.

«Rispetto a chi ha detto che correre divisi sia una dispersione di risorse, io rispondo che è il contrario – prosegue il socialista – Il nostro polo credo possa richiamare persone che non si vedono rappresentate dall’asse Pd-M5s e che senza di noi non sarebbero andate a votare».

Per dirla come Grassi, «ora non è possibile parlare di coalizione di centrosinistra, perché di là sono sinistra-sinistra, visto che le forze di centro sono confluite nel nostro polo». Né con i populisti, né con i sovranisti, dicono i tre esponenti. Che in un certo senso, può essere tradotto: né con i Cinque Stelle, né con la destra. Per adesso, quindi, i percorsi e i candidati saranno divisi.

La proposta riformista per il nuovo sindaco grossetano arriverà entro giugno e dovrà essere la sintesi delle idee e delle forze in seno al polo.

Punti da cui partire già ci sono del resto, come le frazioni – «Quelle sul mare sono abbandonate», dice Giorgi – e la questione ancora irrisolta della bretella sud della città, che dovrebbe collegare l’Aurelia con la zona del Casalone.

Ma per il programma e per il candidato che dovrà rappresentarlo c’è ancora qualche settimana. Intanto, di certo, c’è il percorso intrapreso, lontano dal Partito Democratico.

Secondo Giorgi, come detto, un’offerta elettorale ancor più ampia porterà più gente alle urne, aumentando la possibilità di arrivare a un ballottaggio. Così fosse, in caso di secondo turno, arriverebbe il sostegno per un centrosinistra unito. Ma basterà per arrivare al ballottaggio? «È la domanda di queste elezioni – risponde il socialista – Io credo che in un sistema elettorale a doppio turno il nostro polo aumenti la possibilità di raggiungere questo epilogo».

Se così sarà, si vedrà cosa fare dopo. —

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