Il Tirreno

Grosseto

monte amiata 

«Piccole stazioni sciistiche sopravvivenza a rischio» Porcelloni lancia l’allarme

«Piccole stazioni sciistiche sopravvivenza a rischio» Porcelloni lancia l’allarme

3 MINUTI DI LETTURA





CASTEL DEL PIANO. «La sopravvivenza di piccole stazioni sciistiche come la nostra è a rischio se il governo continuerà a sostenere che i fondi del decreto Sostegni vanno ripartiti secondo il modello alla francese».

L’allarme arriva da Luciano Porcelloni di Isa Impianti, la società che gestisce gli impianti di risalita del versante grossetano dell’Amiata.

Il decreto Sostegni destina 700 milioni di euro al settore neve, ovvero agli impianti di risalita e alle stazioni sciistiche che quest’anno sono rimasti bloccati a causa della pandemia. Al momento il governo propone di ripartire i fondi tra le stazioni sciistiche sulla base delle presenze turistiche degli anni passati. E, dato che “più turisti” significa bilanci più positivi, chi, al contrario, anche negli anni passati ha patito la mancanza di presenze, legata ad esempio alla poca neve, quest’anno non potrà certo sperare di recuperare terreno. Anzi.

Una doppia beffa per l’Amiata, dove proprio quest’anno il cielo ha regalato neve abbondante per tutto l’inverno e condizioni ideali per sciare, ma che è dovuta rimanere alla finestra a guardare, a causa del Covid.

«Questo inverno non abbiamo mai lavorato», dice affranto Porcelloni, che oltre a Isa Impianti è anche titolare dell’hotel Contessa, una delle strutture ricettive più grandi dell’Amiata. «Era stato annunciato che avremmo riaperto il 20 dicembre, e niente. Poi il 7 gennaio, poi ancora il 15 gennaio, ma niente. Alla fine ci era stata indicata la data del 18 febbraio. Il 16, quando avevamo già predisposto tutto per i distanziamenti, comprato ulteriori casse per evitare assembramenti tra chi era in fila, sistemato gli impianti e tutto il resto, il 16, dicevo, ci hanno detto che non si apriva più».

Un disastro che è seguito a una serie di stagioni andate male. «Negli ultimi 20 mesi – spiega Porcelloni – l’esposizione bancaria è aumentata di due volte e mezzo portando i ratei dei mutui a non essere più sostenibili».

Le cifre sono chiare: «Avremmo bisogno di un ristoro di almeno il 49 per cento delle perdite subite – dice Porcelloni – e invece, se non cambia qualcosa, ci spetterà intorno al 15 per cento. Questo significa che per noi sono previsti dai 40 ai 60mila euro. Si consideri che solo il balletto di annunci di aperture e chiusure di gennaio ci è costato 49mila euro».

Dei 700 milioni stanziati dal governo, del resto, agli impianti a fune sono destinati due milioni 543mila euro. E non va meglio alle altre stazioni toscane, Abetone e Doganaccia.

La scorsa settimana i gestori degli impianti hanno incontrato l’assessore all’economia Leonardo Marras per chiedere alla Regione di schierarsi dalla loro parte e chiedere al governo un cambio di rotta.

«Il modello alla francese – dice Porcelloni – facilita le grandi stazioni che hanno già bilanci attivi e penalizza quelle piccole che si trovano in difficoltà, come la nostra, che è in perdita da anni. La Regione deve sostenerci. Le stazioni toscane non possono morire».

E qualcosa si è già mosso. Nei giorni scorsi il consiglio regionale ha approvato una proposta di risoluzione per il sostegno agli impianti sciistici della Toscana, presentata su iniziativa della commissione istituzionale per il sostegno, la valorizzazione e la promozione delle Aree interne della Toscana, presieduta da Marco Niccolai (Pd). La premessa ha ricevuto il voto favorevole di Pd, Iv, Lega e M5S, mentre Fi si è astenuta e FdI non ha partecipato al voto. La prima parte ha avuto il voto favorevole della maggioranza, mentre si sono astenuti M5S, FdI e Fi. È qui che la proposta di risoluzione chiede al governo che il calcolo dei sostegni si basi sulla perdita di fatturato rispetto alle annualità precedenti anziché sulle presenze turistiche.

L’ultima parte, che chiede alla giunta di «valutare la possibilità di effettuare un intervento diretto finalizzato a esonerare o sospendere, per quanto attiene al demanio regionale, il pagamento dei canoni di concessione per i gestori degli impianti in quanto, in assenza di attività, si configurano come costi difficilmente sostenibili», è stata approvata con voto favorevole all’unanimità. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa