Il Tirreno

Grosseto

MONTE ARGENTARIO 

Litigio tra fidanzati finisce in aula Lui assolto per la rapina del cellulare ma condannato per violenza privata

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monte argentario. C’era stato sicuramente un litigio tra i due. E sullo sfondo c’era sicuramente la gelosia. Ma sulla dinamica degli eventi avvenuti in un’abitazione del Promontorio il 7 agosto 2018 le versioni di accusa (e parte civile) e difesa sono state divergenti.

Non fu una rapina (lui avrebbe strappato a lei il cellulare), ci fu invece violenza privata (l’avrebbe chiusa in casa impedendole di chiedere i soccorsi) e ci furono lesioni (sette giorni di guarigione): così ha deciso il collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Marco Bilisari e Laura Previti) al termine del processo nei confronti di un 38enne, querelato dalla sua ex ragazza, oggi 33enne. In tutto, un anno e sei mesi (pena sospesa e non menzione): dovrà anche risarcire la donna con tremila euro, più quasi duemila di spese.

Il pm Valeria Lazzarini aveva sollecitato quattro anni, ritenendo provata la colpevolezza di tutte le contestazioni. Lei aveva avuto il sospetto di un tradimento e aveva voluto vedere il contenuto dei messaggi nel telefonino di lui. Messaggi che si sarebbe poi inviata al proprio cellulare. Qui sarebbe partita una seconda “lotta”, perché lui avrebbe voluto cancellare quei messaggi dal cellulare di lei. E quest’ultimo telefono sarebbe finito a terra. Secondo le prospettazioni di accusa e parte civile lui avrebbe poi impedito di allontanarsi da casa per chiedere soccorso, chiudendo dall’interno la porta di casa. E nella colluttazione lei sarebbe stata strattonata e sbattuta al muro, riuscendo a uscire soltanto dopo aver trovato un secondo mazzo di chiavi e chiedendo aiuto a una vicina.

La difesa ha ritenuto non credibile la rapina, spiegando che l’unico interesse del suo assistito era rientrare in possesso del proprio cellulare, sollecitando l’assoluzione. E sulla lite, avvenuta nelle prime ore del mattino, al rientro dal lavoro, ha sottolineato che quella incontrollabile era lei, non lui: e che l’imputato non voleva che lei uscisse in preda alla rabbia, semisvestita, dopo aver urlato: «Voleva proteggerla. E se le avesse voluto far male, le lesioni sarebbero state molto più gravi». —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web