Il Tirreno

Grosseto

l’omicidio e il tentato omicidio del 2019 

«A sparare è stato “il Rosso” Così mi disse mio cugino»

Pierluigi Sposato
«A sparare è stato “il Rosso” Così mi disse mio cugino»

Il testimone ha riconosciuto in aula Meozzi, da lui incontrato per motivi di spaccio Nella prossima udienza saranno sentiti gli specialisti della balistica 

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Pierluigi Sposato

GAVORRANO. «Mio cugino mi mandò un messaggio vocale, mi disse che gli avevano sparato e che pensava di morire». Le disse chi gli aveva sparato? «Sì, “il Rosso”. Io lo conoscevo perché a Grosseto gli avevo venduto cocaina, nel 2016». Lo riconosce in aula, chiede il giudice? «Sì, è quello seduto accanto all’avvocato». E indica Mirko Meozzi, scarlinese, 46 anni, ieri nell’aula della Corte di assise insieme a Sonia Santi, di Suvereto, 35 anni: entrambi imputati per l’omicidio e il tentato omicidio nei boschi di Gavorrano, 11 agosto 2019, la rapina per avere la cocaina.

A parlare è Abdellah El Jamouni, 29 anni, cugino di Rahhal El Jamouni che quella notte rimase ferito e che si è costituito parte civile; a perdere la vita fu Bouazza Jarmouni. Testimonianza complessa la sua, a volte in italiano, a volte in arabo, tale a richiedere anche l’intervento di un interprete, fatto arrivare appositamente a udienza già avviata: e nonostante tutto, la mascherina e il basso volume della voce hanno indotto il presidente Adolfo Di Zenzo a chiedere più volte precisazioni.

Rispondendo al pm Anna Pensabene, Abdellah ha ricostruito le telefonate di quella notte. Prima (mezzanotte e 56) aveva ricevuto il messaggio vocale whatsapp del cugino («aiutami, sono ferito, mi ha sparato il Rosso»), poi era stato lui a chiamare; ha aggiunto dei contatti tenuti con i parenti del ferito per raccontare quello che era successo; ha spiegato che quando aveva chiamato lui il cugino a rispondere era stata una donna che gli aveva spiegato che stava portando Rahhal al pronto soccorso («no, non la conoscevo questa donna» - quest’ultima aveva testimoniato nel corso della precedente udienza); ha precisato che il ferito gli aveva spiegato di aver visto «una luce», riferendosi al colpo di pistola; ha confermato che i carabinieri gli sequestrarono il cellulare con tutte queste conversazioni quando si recò in caserma.

In apertura di udienza, era stata la volta dell’esperto del laboratorio dei carabinieri che ha precisato che non c’è collegamento, perché si tratta di sostanze diverse, tra i reperti trovati da Meozzi (eroina, mentre le indagini sono focalizzate sulla cocaina) e quelli trovati da Santi. Connesso con l’aula mediante Teams il medico legale che aveva effettuato l’autopsia, il dottor Matteo Benvenuti: la morte di Bouazza era sopraggiunta in pochissimo tempo perché il proiettile aveva centrato l’aorta. Sentita anche la consulente medico legale della parte civile, la dottoressa Valentina Buggelli.

Terminati i testi dell’accusa, nella prossima udienza saranno sentiti i consulenti balistici ed altri esperti. L’appuntamento è fissato fra due settimane. —

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