Il Tirreno

Grosseto

Urbanistica, così la città non sarà mai un capoluogo

Carlo De Martis, capogruppo Lista Mascagni Sindaco in consiglio comunale

Slitta al 2022 l’adozione del piano operativo E per De Martis manca una visione di città  

2 MINUTI DI LETTURA





l’affondo

Pochi giorni fa questo giornale ha ospitato un’intervista all’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi, che ha scatenato un vespaio di polemiche, provocando sconforto e incredulità tra cittadini e imprenditori.

Sconforto per l’ammissione del grande ritardo con il quale procede l’iter del piano strutturale e del piano operativo, ovvero i nuovi strumenti urbanistici con i quali sarà disegnata la Grosseto del futuro. L’assessore annuncia che l’adozione degli strumenti slitterà al 2022, e quello sarà solo l’inizio, perché dopo comincerà il lungo percorso delle osservazioni e controdeduzioni.

Incredulità per l’entusiasmo che l’assessore ha manifestato per i 450 contributi depositati da cittadini e imprese, portandolo ad affermare che «Questo è il sintomo di una rinnovata voglia di fare e di investire in città».

L’assessore evidentemente non sa che questa è la normale storia che si ripete dal dopoguerra a oggi; da quando Grosseto si è dotata di uno dei primi piani regolatori in Italia. Perché è ovvio che chi ha un interesse a valorizzare un terreno, un edificio o una porzione di città, si mobiliti avanzando legittimamente le proprie proposte.

Il problema non è questo, infatti. Il problema è quale sia – perché non è dato saperlo – l’idea di città che il centrodestra ha per i prossimi dieci-quindici anni. Perché quello è l’orizzonte temporale del nuovo piano strutturale. Come si svilupperanno le politiche abitative del futuro. Quali standard avranno gli spazi verdi rispetto alla parte edificata. Come sarà organizzata la città in termini di vivibilità urbana. Città dei servizi, della logistica o del manifatturiero? Servizi diffusi o concentrati. Scuole superiori decentrate nei quartieri, o ancora concentrate alla Cittadella dello studente? E le frazioni? Il rapporto col mare? Le infrastrutture: quali, quante, dove? Da un assessore all’urbanistica ci si aspetterebbero questi ragionamenti. E invece il massimo che l’assessore Rossi sa fare, è il registratore di cassa degli oneri di urbanizzazione e del costo di costruzione che il Comune incasserà. Ma non è una novità. Era già stato chiaro quando aveva portato in consiglio comunale la famigerata variante per realizzare l’ennesimo supermercato e quella per la lottizzazione di via Alberto Sordi, centinaia di seconde case “marittime” nelle aree della periferia ancora verde della città. L’assassinio perfetto del buon senso e della qualità urbanistica. Preludio alla città non capoluogo che il centrodestra ha in testa.

Carlo De Martis,

capogruppo

Lista Mascagni Sindaco

in consiglio comunale



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa