Lutto
Alberto Angela racconta la musica degli etruschi
Stasera “Ulisse” su Rai Uno parlerà del progetto scientifico di studio degli antichi strumenti condotto dalla direttrice del Museo Falchi, Simona Rafanelli, e dal musicista Stefano Cantini
cultura
michele nannini
I suoni e la musica della civiltà etrusca rivivono questa sera su Rai Uno a “Ulisse il piacere della scoperta”, il programma di Alberto Angela che dedica la seconda puntata della nuova serie dal titolo “Etruschi, viaggio in un mondo perduto” proprio all’antica civiltà che fra il IX e il I secolo avanti Cristo ha popolato tutta la Maremma e la provincia di Grosseto.
A vent’anni dalla prima edizione del programma il giornalista e divulgatore scientifico torna quindi a raccontare il popolo la cui grandezza è stata narrata dai Greci e dai Romani e le cui tracce continuano a stupirci grazie ai continui e misteriosi ritrovamenti nell’Italia centrale.
Per ricordare come e cosa gli Etruschi suonavano Angela si è affidato a due professionalità del territorio come Simona Rafanelli, etruscologa e direttrice del museo Falchi di Vetulonia, e a Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista, da anni impegnati in un progetto scientifico sul recupero e lo studio degli strumenti etruschi, entrambi ospiti della puntata.
“La musica perduta degli Etruschi”, questo il nome del progetto illustrato nella trasmissione, ha visto la riproduzione fedele degli antichi strumenti a fiato ricostruiti in base ai modelli originali esposti nel museo della fortezza spagnola di Porto Santo Stefano e ritrovati in un relitto del VI secolo avanti Cristo nel mare della baia del Campese all’isola del Giglio dall’archeologo subacqueo e documentarista britannico Menson Bound.
«Angela ha voluto il nostro progetto nella sua puntata di stasera e per noi è un grande onore – spiega Cantini – ha ritenuto questo lavoro come l’unico progetto musicale sull’argomento degno di nota, che va oltre all’aspetto prettamente folcloristico, basandosi su lunghi studi scientifici portati avanti in collaborazione con il conservatorio di Livorno e che hanno avuto come obiettivo la possibilità di far nuovamente suonare quegli strumenti ritrovati da Bound a più di 2mila anni dalla loro ideazione e
Gli strumenti, esposti al museo di Santo Stefano, sono stati letteralmente fatti rivivere, ricostruiti da un artigiano e diventati nuovamente realtà.
«Analizzando i disegni nella tomba Giustiniani a Tarquinia – continua Cantini – ho scoperto il segreto del loro suono, come facevano quindi gli Etruschi a far uscire la melodia. Siamo così riusciti a dare vita a quel suono meraviglioso che sarà possibile ascoltare durante la puntata di stasera, in un paio di minuti torneremo letteralmente indietro nel tempo e capiremo come venivano suonati quegli strumenti».
Simona Rafanelli ha portato avanti una ricerca sull’iconografia etrusca basata sugli strumenti musicali con la scoperta che si tratta non di flauti tradizionali ma di strumenti a fiato con sonorità molto particolari.
Il progetto è iniziato nel 2011 finanziato dal sistema musei di Maremma grazie anche ad un contributo della Regione Toscana.
«È con enorme soddisfazione che vediamo un sistema come musei di Maremma – sottolinea la direttrice della rete museale Roberta Pieraccioli – finanziare uno studio scientifico di questa portata grazie anche alla collaborazione della Regione che ha creduto nell’iniziativa. Di solito le reti museali fanno altro ma in questo caso è stato davvero importante seguire questa ricerca scientifica». —
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