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Grosseto

Urbanistica: «Più di due anni impiegati per varianti di interesse solo privato»

Lorenzo Mascagni; Capogruppo PD Comune di Grosseto
Urbanistica: «Più di due anni impiegati per varianti di interesse solo privato»

La giunta Vivarelli Colonna è in ritardo sull’adozione del nuovo piano operativo: e per Mascagni (Pd) non è colpa del Covid 

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l’affondo

E così l’amministrazione Vivarelli Colonna, nonostante lo slittamento delle elezioni a ottobre, non riuscirà ad adottare il Piano operativo entro la fine del mandato. Un autentico fallimento.

Lo ha confessato nei giorni scorsi l’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi, rivelando quel che ormai si era capito da tempo, visto che a oggi non è stato neppure disposto l’avvio del procedimento. La colpa non è certo del Covid, come vorrebbe farci credere l’assessore, ma risiede altrove.

E precisamente nell’assenza di un’idea di città da declinare nel piano operativo e nella scelta di dare la priorità ad alcune varianti puntuali, di interesse per lo più privato – che hanno tenuto gli uffici impegnati per oltre un anno – tralasciando lo strumento generale e le esigenze collettive della città.

Questi sono i risultati.

Né si capisce quale sia il motivo di vanto, se sono pervenuti – come dichiara l’assessore – circa 450 contributi per la stesura del Piano. È quel che accade sempre quando si predispongono gli strumenti urbanistici. Basti pensare che al vecchio regolamento urbanistico adottato nel 2011, pervennero da parte dei cittadini circa 1. 140 osservazioni.

Che il ritardo dell’amministrazione comunale è grave, lo dimostra poi il fatto che è dal settembre 2018 che il Comune ha affidato al team guidato dall’architetta Silvia Viviani il compito di predisporre il nuovo Piano operativo.

Lo svolgimento dell’incarico era previsto in tre anni; sono passati ormai più di due anni e mezzo e del Piano operativo non c’è alcuna traccia.

Il problema è che senza pianificazione urbanistica non è possibile pensare alcuno sviluppo della città né si possono recuperare le aree degradate e rimaste prive di funzioni.

C’è da provare a risolvere il problema della desertificazione del centro storico e delle aree centrali, che rende difficile la vita ai commercianti e agli esercenti, e genera insicurezza nei cittadini.

Il nuovo Piano operativo potrebbe inserire tutti gli strumenti che consentano di mantenere le funzioni monopolistiche come quelle pubbliche nel centro della città, impedendo fughe in periferia che finirebbero per infragilire ancor di più le già sofferenti aree centrali (come rischia di accadere in via Roma).

C’è da ripensare il destino di aree un tempo a vocazione produttiva ormai non più compatibile con il contesto attuale, come a esempio quella del Consorzio Agrario e quella di via Orcagna.

Si dovranno poi rafforzare gli incentivi per la bio-edilizia e accelerare la transizione ecologica, per adeguare sempre più la nostra città alla nuova sensibilità ambientale che anche la pandemia ha imposto.

Sarà poi necessario mettere in campo politiche di contenimento delle espansioni commerciali, anche a tutela dei piccoli esercizi di vicinato, sin qui maltrattatati dalle politiche urbanistiche dell’assessore Rossi.

Sono solo alcuni dei problemi a cui il Comune dovrebbe dare risposta con i propri strumenti urbanistici.

Purtroppo in questi anni la giunta Vivarelli Colonna ha mostrato di non avere alcuna idea sullo sviluppo e sul futuro della città.

Forse è proprio per questo che non riuscirà ad adottare il nuovo Piano operativo, mancando il principale obiettivo assegnato all’assessore all’urbanistica.

C’è però una cosa che potrebbe fare.

Deliberare, anche se fuori tempo massimo, almeno l’avvio del procedimento di adozione di detto strumento urbanistico.

Consentirebbe così agli imprenditori che ne hanno bisogno, e che sono danneggiati dall’inerzia della giunta, di poter operare in una situazione che altrimenti sarebbe completamente bloccata.

Lorenzo Mascagni

Capogruppo PD

Comune di Grosseto



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