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l’intervista 

Piana del Casone, l’economia circolare ridisegnerà il futuro La ricetta di Benini

Francesca Gori
Piana del Casone, l’economia circolare ridisegnerà il futuro La ricetta di Benini

Il sindaco di Follonica aspetta i risultati dei nuovi studi: «Con Iren dovremmo ragionare per creare un distretto green»

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FOLLONICA. È stata rinviata la convocazione della commissione ambiente voluta dal Comune di Follonica. Mancano ancora alcuni documenti che andranno a comporre il nuovo studio fatto da Arpat e dalla Regione sui gessi rossi, dopo che alla Camera sono stati presentati i risultati dell’indagine della commissione parlamentare antimafia. Dati choc, che vale la pena di approfondire.

È su questo solco che si muove l’amministrazione comunale di Follonica che ha deciso di mettersi intorno a un tavolo con Arpat, Regione, cittadini e comitati ambientalisti. «È lo stesso metodo che abbiamo sempre utilizzato da quando sono stato eletto sindaco – spiega Andrea Benini – Lo abbiamo già fatto nel 2015, quando abbiamo approvato l’ultimo accordo di programma dopo un percorso partecipato e di grande trasparenza, si tenendo conto delle istanze dei cittadini che dialogando con l’azienda che allora fu chiamata a sistemare la perdita delle acque dal “corpaccione” di Montioni. Lo facemmo allora con un’ordinanza sindacale per richiedere quegli interventi urgenti, senza alcuna soggezione nei confronti dell’azienda, e oggi ci muoviamo esattamente nello stesso modo».

Il sindaco di Follonica, il problema dello stoccaggio dei gessi rossi della Venator, lo conosce da tempo. Ce l’ha in casa, a Montioni, dove la cava potrà avere ora al massimo un altro anno di vita. «Sul sito di Montioni l’Arpat ha sempre dimostrato grandissimo rigore e grande attenzione – dice Benini – Quello che deve essere chiarito in sede di commissione consiliare, e che ci interessa particolarmente, è anche il quadro giuridico in cui ci si muove, oltre ovviamente all’aspetto tecnico chimico e scientifico».

Mentre la Regione sta lavorando a quel documento attesissimo da parte dell’amministrazione comunale, il sindaco continua a lavorare per mantenere in equilibrio le due anime del suo territorio: la vocazione turistica della costa e quella industriale della piana.

«Sull’area del Casone, non ci siamo mai nascosti – prosegue il primo cittadino di Follonica – lo sviluppo del nostro territorio deve coniugare al plurale le varie vocazioni. Per questo non possiamo restare attaccati come vorrebbe Scarlino Energia a un’industria del passato, della quale l’inceneritore è il massimo esempio: questo ci riporterebbe al medioevo. Per 25 anni i cittadini sono stati presi in giro, con modelli di sviluppo hi-tech che non esistono». E che si scontrano, tutt’oggi, con le cinque sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che hanno bocciato la riaccensione dell’impianto. Il futuro, insomma, è green. E si dovrà basare tutto sulla ricchezza prodotta dall’economia circolare.

«Sono tante le possibilità che potrebbero essere considerate – dice il sindaco – come ad esempio l’impianto per la trasformazione del materiale di spazzamento o quello per il trattamento degli ingombranti. Iren è uno dei soggetti principali con i quali saremo chiamati a trattare e sono convinto che se la società non cercherà di imporre dall’alto le proprie scelte ma vorrà confrontarsi con i territori, potrà contare sul Comune di Follonica. L’inceneritore non era previsto nemmeno nel documento dell’Ato Sud est: quell’impianto non serve. Serve invece rivedere la convenzione con Futura e le Strillaie, per la produzione di combustibile solido secondario. Quell’accordo è del 2001 e da allora il mondo è cambiato profondamente: ai cittadini chiediamo sforzi notevoli in termini di raccolta dei rifiuti, li obblighiamo a differenziarli. A questo però deve seguire un progetto che rafforzi la motivazione e l’impegno nel farlo e deve anche avere un impianto che in qualche modo chiuda il ciclo dei rifiuti».
 

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