Il Tirreno

Grosseto

l’appello delle associazioni 

«Riaprire in sicurezza e stop al coprifuoco»

Gabriele Baldanzi
«Riaprire in sicurezza e stop al coprifuoco»

Ascom e Confesercenti lanciano una campagna a sostegno dei commercianti. «Il pericolo dei contagi è fuori dai locali»

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Gabriele Baldanzi

GROSSETO. “Aperti per non chiudere più”. È la campagna lanciata ieri, alla vigilia del 1° maggio da Confesercenti e Ascom Confcommercio. Uno slogan che scandisce la scelta unitaria degli esercenti, che mai come quest’anno vedono il loro lavoro a rischio.

Le due associazioni di categoria, che rappresentano i pubblici esercizi grossetani, intendono mobilitare l’opinione pubblica sulla necessità di una ripartenza totale e definitiva dell’attività del settore e, più in generale, sulla necessità di una diversa gestione delle restrizioni, che non passi dalle chiusure dei locali, ma vada a colpire il pericolo dei contagi là dove esiste realmente.

Sono state più o meno queste le parole usate da Giovanni Caso (presidente provinciale di Confesercenti) e dalla collega di ruolo Carla Palmieri (Confcommercio). Con la nuova campagna di comunicazione si vuole continuare il pressing sulle istituzioni, il Governo in particolare, che tante volte ha già portato nelle piazze titolari e gestori di bar e ristoranti. Nelle prossime settimane troveremo, anche in provincia di Grosseto, locandine affisse nelle porte e nelle vetrine di centinaia di bar e ristoranti, con immagini provocatorie. Un esempio: l’interno di un locale con il servizio al tavolo e assembramenti in spazi pubblici. Poi, la domanda: dove ti senti più sicuro?

«Basta coi distinguo tra fasce di colore o tra servizio all’esterno o all’interno, regole che nella lotta al Covid – spiegano i vertici delle associazioni di categoria – stanno sfiorando il ridicolo. Lo dimostra il fatto che nei mesi in cui siamo stati chiusi il numero dei contagi è addirittura aumentato. È evidente ormai a tutti, tranne che al Governo, che non è nei nostri locali che circola il virus. Si vada piuttosto a vedere cosa accade nelle case private, negli assembramenti spontanei delle piazze, o all’interno delle grandi aziende, dove quattro milioni di lavoratori ogni giorno condividono il momento della pausa non sempre rispettando le prescrizioni anticovid. E poi non ci convince il coprifuoco alle 22. Se si può mangiare o bere in sicurezza fino alle dieci di sera, perché non lo si può fare anche più tardi?». Danilo Ceccarelli, presidente di Fipe Confcommercio Grosseto chiede ancora una volta la riapertura totale e definitiva dei pubblici, «con il superamento del coprifuoco o almeno il suo prolungamento fino alla mezzanotte». Sulla stessa lunghezza d’onda Massimiliano Mei, presidente provinciale di Fiepet Confesercenti: «Si sta creando un solco tra chi può lavorare e chi invece deve proseguire con il solo asporto: in una stessa regione si avranno attività che saranno in zona gialla e altre che continueranno a lavorare come se fossero in zona rossa». Infine Umberto Amato, presidente dell’associazione cuochi Grosseto: «È fondamentale la coesione della categoria – interviene – e non è un caso che ai tavoli non siamo mai stati invitati come categoria dei ristoratori, perché siamo sempre stati divisi. Le associazioni devono portare avanti le nostre richieste: dobbiamo essere rappresentati da chi ci ha sempre rappresentato. Andare in piazza a protestare va bene se le proteste sono accompagnate da proposte realizzabili, altrimenti è inutile». «Questa è una lotta contro il tempo – concludono Carla Palmieri e Gabriella Orlando, presidente e direttore di Confcommercio Grosseto – perché le aziende del territorio iniziano a non avere più riserve per andare avanti. Non hanno più fiato per attendere la conclusione della campagna vaccinale. È necessario intervenire adesso, con sostegni economici adeguati». —

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