Sicurezza
Truffa e riciclaggio, imprenditori agricoli beffati
Convinti di vendere beni per 5 milioni e 600mila euro, firmano le carte: ma i soldi dei pagamenti non sono mai arrivati
Francesca Gori
magliano in toscana. «Qui non si tratta di criminalità organizzata e di infiltrazioni mafiose, ma di veri e propri truffati che hanno messo in piedi un meccanismo ben congegnato». Sono le parole del colonnello Cesare Antuofermo, comandante provinciale della guardia di finanza di Grosseto, a spiegare quello che è successo a Magliano in Toscana, dove alcuni imprenditori agricoli, convinti di poter racimolare un po’di soldi dalla vendita dei loro beni, si sono ritrovati con un pugno di mosche. Sei immobili, tra capannoni e casali e otto terreni sono infatti finiti nelle mani di una banda di truffatori, che da Rovigo hanno messo in ginocchio imprenditori in mezz’Italia.
È stata la guardia di finanza di Rovigo a sequestrare beni per 47 milioni di euro e a indagare 21 persone: 13 italiani e otto stranieri che avevano messo le mani su beni e terreni nei comuni di Castellamare di Stabia, Magliano in Toscana e San Teodoro. Grazie alla collaborazione con i comandi delle fiamme gialle di Napoli, Grosseto e Nuoro, i finanzieri hanno scoperto come la banda riuscisse ad accaparrarsi i beni. Gli imprenditori, infatti, venivano avvicinati da sedicenti commercialisti e broker nazionali che prospettavano l’interesse, da parte di investitori stranieri, prevalentemente bulgari, per acquistare società nazionali o di immobili di proprietà privata (in alcuni casi di particolare pregio per la zona territoriale). In questo modo gli imprenditori venivano spinti a cedere le quote societarie o direttamente gli immobili a società bulgare o inglesi che spesso erano intestate a prestanomi. Il pagamento sarebbe dovuto avvenire con scadenze dai sei mesi a un anno e con garanzie fideiussorie che però erano false proprio per appropriarsi dei beni senza spendere nemmeno un euro.
Nell’attività di intermediazione è intervenuta una società romana, fallita nel 2019 e che, a garanzia delle compravendite, avrebbe dovuto rilasciare polizze fideiussorie, rivelatesi poi false: il legale rappresentante della società era anche l’amministratore di una delle società bulgare o inglesi. Così attraverso vari passaggi, le vittime perdevano sia la titolarità delle società in cui erano confluiti i beni, che i beni stessi. «Tutelare le imprese d’eccellenza del territorio – dice ancora il comandante provinciale della finanza – è uno dei nostri obiettivi. Questa indagine va proprio in quella direzione: mettere al riparo da truffatori ben organizzati, imprenditori che possono attraversare qualche momento di difficoltà». –
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