Il Tirreno

Grosseto

Senza cucina dalle 18 il bar è inaccessibile «Accogliere i clienti è un rompicapo»

Giovanna Mezzana
Senza cucina dalle 18 il bar è inaccessibile «Accogliere i clienti è un rompicapo»

C’è chi ricorre alle prenotazioni dei tavoli per l’aperitivo  e chi continua con l’asporto in attesa di una piccola pedana

27 aprile 2021
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Giovanna Mezzana

grosseto. Michele Allegro, titolare del notissimo bar di viale Telamonio che porta il suo cognome, ama il suo lavoro. È stato dunque un piacere per lui ieri mattina – con il ritorno della Toscana in zona gialla per rischio contagio da coronavirus – poter servire di nuovo cappuccino e brioche ai tavoli del suo bar. Lui è anche un esercente che vuole fare le cose per bene: dalla sanificazione dei locali al rispetto della soglia massima delle persone che possono entrare nel suo locale contemporaneamente: due al massimo tre, se congiunte. Va da sé, però, «che se devo servire al tavolo – dice – anche chi vorrebbe solo prendere al volo un caffè al vetro, diventa tutto molto complicato». La norma dice infatti che per ora bar e ristoranti possono riaprire ma con l’utilizzo esclusivo dello spazio all’aperto. Vediamo dunque come Allegro deve sbrogliare la matassa per ogni avventore che si affaccia al suo bar. «La persona entra, ordina, poi si siede al tavolo fuori in attesa di essere servita». E fin qui sembra tutto filare liscio, come un tempo. In epoca pre-Covid, però, ci si sedeva al tavolo di un bar anche per fare due chiacchiere, leggere il giornale, fumare una sigaretta, fare una telefonata: quella sosta, insomma, era anche un piacere oltreché una consumazione. «Adesso sono stato costretto a mettere su ogni tavolo un cartello (nella foto) che prega i clienti di non attardarsi troppo...». Quindi l’ospite si alza e rientra nel bar per pagare, «anche se io li spingo a prendere lo scontrino al momento dell’ordinazione – dice – per evitare che siano costretti a tornare dentro». Poi c’è la corsa a sanificare il tavolo. È un po’come dirigere il traffico, pur non essendo un agente della municipale.

Alle 18 scatta l’ora “x”. «Non avendo io la cucina ma un laboratorio – spiega l’esercente – non posso più fare l’asporto: se l’avessi, potrei farlo fino alle 22, ma non ce l’ho. E così dalle 18 nel bar non può più entrare nessuno. Chi si avvicina al mio locale per una consumazione, devo farlo immediatamente accomodare ai tavoli: non può entrare neppure per ordinare». In compenso «posso servire ai tavoli fino alle 22, ma io chiuderò il locale intorno alle 21, 30 perché, qualora un cliente si attardasse, non voglio trovarmi nelle condizioni di doverlo mandare via o subire controlli e/o prendere sanzioni». Sono clienti, garantiscono il pane quotidiano: come si fa a bistrattarli? È «una pressione continua», «uno stress perenne», dice Allegro. Che aggiunge: «Una volta questo lavoro era un piacere, adesso non lo è più. Per lavorare così, con il rischio che il contagio possa ripartire, forse era meglio attendere». L’aperitivo, poi, è gestito come un gioco a incastri. «Sto spingendo sulle prenotazioni – rivela – Se ho tutti i tavoli prenotati dalle 19, per esempio, e arriva una coppia alle 18, 15 dirò che se a loro va bene possono rimanere per 45 minuti». Di necessità, virtù.

Titolare del bar Du’Chiacchere di via Bengasi, Jacopo Pedicelli, invece, non ha l’incombenza di gestire “il traffico” dei clienti all’estero del suo locale: spera, piuttosto, di poterla avere in futuro perché per ora non può contare su spazi all’aperto. «Per il momento per me non è cambiato nulla – dice – con il passaggio della Toscana da zona arancione a zona gialla: continuiamo con le consumazioni da asporto, avendo la fortuna di essere vicini a molte attività». Il bar Du’ Chiacchere, alla guida del quale Jacopo è subentrato al padre – il locale è gestito dalla famiglia dal 2013 – si apre sull’angolo di due strade, all’incrocio tra via Bengasi e via Adda: ecco perché fino a ora non ha allestito tavoli. Adesso però lo spazio sotto il cielo diventa una necessità. «Abbiamo rispolverato – spiega – un vecchio progetto dei proprietari precedenti e abbiamo presentato oggi (ieri per chi legge) al Comune la richiesta per una pedana. Sarà piuttosto piccola, da massimo due tavoli, visto che abbiamo vicino dei garage privati, ma è qualcosa. Ci contiamo. Spero che il via libera arrivi nel giro di qualche giorno: sono ottimista». –

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