Sicurezza
Due cittadinanze “negate”, volano querele in consiglio
GROSSETO. «Sinistra e grillini vigliacchi», «maggioranza che tocca il fondo». A “cantarsele” di santa ragione, ieri nell’aula virtuale del consiglio comunale (la seduta era online), sono stati maggioranza e minoranza divisi su due cittadinanze onorarie che, proposte dalla prima, non sono state votate dall’opposizione. La prima riguardava il grossetano Lorenzo Turacchi (medaglia d’argento al valore di Marina per le operazioni in Iraq) e la seconda il Milite ignoto. Nessuno della minoranza ha partecipato al voto dei due punti e alla maggioranza alla fine sono mancati i numeri per far passare i due conferimenti (a differenza di altre delibere, qui servivano i 2/3 dell’assise). Il consiglio ha invece conferito la civica benemerenza al personale sanitario.
Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna parla di «atteggiamento vile e divisivo di un’opposizione che getta un’onta sulla città di Grosseto, difficilmente dimenticabile» e di «totale assenza di rispetto per i nostri eroi». Oggi «non abbiamo potuto approvare due dei tre conferimenti a chi si è distinto per azioni di alto valore a vantaggio della nostra Nazione e dell’umanità intera. Questo nonostante nella commissione dei capigruppo l’opposizione composta da Pd, Lista Mascagni, Italia Viva e 5 Stelle non avesse espresso particolari criticità. Un atteggiamento codardo, offensivo e che crea inaccettabili divisioni nel giorno successivo al 25 aprile. Sono sconcertato».
Fabrizio Rossi, assessore e coordinatore regionale di Fdi, parla di «ennesimo schiaffo alla memoria di chi ha lottato per la Patria e servito la nazione», di «un indegno teatrino di Pd e grillini, che non hanno avuto nemmeno il coraggio di spiegare questo vile comportamento». E Gino Tornusciolo (Lega): «Ancora una volta l’opposizione ha manifestato il suo profondo odio verso la Patria e i suoi eroi. Credo che si debbano vergognare».
Ma anche sull’altro fronte l’opposizione è dura. Lorenzo Mascagni, capogruppo Pd, lamenta come già da tempo «la maggioranza non ci coinvolgesse mai. Siccome le cittadinanze onorarie necessitano di una maggioranza qualificata, chiedevamo di discuterne prima, tra gruppi consiliari». Un coinvolgimento doveroso, dato che «le “cittadinanze” coinvolgono l’intera collettività e richiedono un’adesione la più ampia possibile». Così non è stato. «La situazione si è rotta quando, una volta che abbiamo proposto noi la cittadinanza a Liliana Segre, la maggioranza ce l’ha bocciata dando prova di considerare questi istituti una prerogativa propria che non dovesse coinvolgere la città ma solo chi governa. Di fronte all’ennesimo mancato coinvolgimento, abbiamo deciso di non prendere posizione contraria (non avevamo nulla contro Turacchi) e di lasciare che la maggioranza se l’approvasse da sola: quindi astenersi o non partecipare al voto, senza esprimere voto contrario. Loro pretendono che votiamo come vogliono loro senza coinvolgerci, e una volta che facciamo noi una proposta ce la bocciano. Dopo la Segre ci siamo irrigiditi».
Anche Rinaldo Carlicchi (Italia Viva) è infuriato. «Vorrei che il consiglio comunale si occupasse di più dei problemi della città e meno delle elezioni di ottobre», sbotta. E racconta della polemica con Pacella, «che mi ha accusato di aver detto, in conferenza dei capigruppo, che noi avremmo votato a favore di entrambe le cittadinanze e ora non avremmo rispettato la parola data. Smentisco categoricamente. In conferenza nessuno ha espresso opinioni di voto. Siccome le cittadinanze si danno a maggioranza qualificata e non sono imposizioni del sindaco, non partecipare al voto era un mio diritto. Intanto il microfono era spento e ho sentito le offese. Pacella ha detto che siamo stati vergognosi e avrebbe un verbale della passata riunione. Io ho detto che era falso» e lui ha minacciato querela. «Io ho rispettato quello che ho detto in conferenza . Oggi si tocca il punto più basso della storia consiliare». — El. G.
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