Sicurezza
Fotovoltaico a Manciano e il rischio della legge toscana: se decade, sarà un via libera
La 82/2020, che limita a 13 gli ettari sfruttabili per il fotovoltaico, è sotto giudizio della Consulta. Paesani: «È importante che il diniego di Firenze sia basato sul contenuto del progetto»
MANCIANO. Nei giorni scorsi, rispondendo a un quesito del Tirreno, la Regione Toscana ha spiegato che «allo stato attuale della normativa regionale il progetto (dell’impianto fotovoltaico a Poggio Contino) non può essere autorizzato, in quanto non coerente con la legge regionale numero 82 del 2020» (leggi qui l'articolo).
La legge regionale pone infatti un tetto di 13 ettari per gli impianti fotovoltaici a terra. Il progetto di Iberdrola Renovables Italia si rifà invece alla legislazione statale, che consente volumi ben più alti.
Chi si oppone al progetto può dunque dormire sonni tranquilli? Non proprio.
La legge è stata impugnata dalla Presidenza del consiglio dei ministri (governo Conte bis) che la reputa incostituzionale sostenendo che la materia è di competenza dello Stato e non delle Regioni. E la Corte non si è ancora espressa.
Il punto è che, nel caso in cui la Regione Toscana neghi l’autorizzazione alla Iberdrola solo sulla base della sua incompatibilità con la legge regionale, se i giudici sentenziassero che quella legge è incostituzionale, Iberdrola si troverebbe la strada spianata per il proprio progetto. A quel punto, infatti, non ci sarebbero più ostacoli alla realizzazione dell’impianto.
«Siamo molto preoccupati perché la Regione Toscana non sta pensando a come muoversi nel caso perda – spiega Enrico Paesani, ingegnere, tesoriere del comitato Pro Montauto – Se la legge regionale 82 venisse cancellata, Iberdrola si ritroverebbe un progetto pronto a essere fatto».
E, secondo il piano presentato dalla società, se non emergono ostacoli, a novembre l’impianto potrebbe già essere realizzato, collaudato e pronto a partire.
«È il progetto in sé che suscita delle perplessità – spiega ancora Paesani –. Dal punto di vista geologico, ad esempio, le migliaia di pali che verranno infitti nel terreno hanno un impatto importante». Migliaia di pali di acciaio saldati con il cemento a ricoprire 110 ettari.
«Le mitigazioni, poi, sono complicatissime», aggiunge Paesani. Il progetto prevede che l’area venga circondata da una siepe fatta da tipi diversi di piante. Sennonché l’area non è pianeggiante, ma si adagia su un poggio. E perciò impossibile da nascondere agli occhi. Per di più si trova proprio all’ingresso della provincia di Grosseto e della regione, venendo da sud. Non proprio un bel “benvenuti in Toscana”, insomma.
Resta poi il fatto che sarà un’area chiusa, è questo rappresenta un ostacolo drammatico per gli animali selvatici che abitano questi boschi. Per non parlare degli uccelli.
«Dall’alto l’impianto fotovoltaico avrà l’aspetto di un enorme specchio in mezzo alla campagna – spiega ancora Paesani – che non si può mitigare in nessun modo e che potrebbe disorientare l’avifauna». Tanto più che a pochi chilometri da qui si trova l’oasi di Vulci, un’area naturale protetta a cavallo tra il Lazio e la Toscana.
«Se l’impianto deve essere fatto – conclude Paesani – che lo sia nel modo più pulito possibile. Per questo ci preme che la Regione lo valuti bene, anche nel merito, e non si limiti a un’eventuale bocciatura solo sulla base della legge regionale 82. Quello che ci spaventa è che ci si perda nel dibattito “fotovoltaico sì o fotovoltaico no” e non si guardi nel dettaglio agli aspetti critici del progetto». —
F.F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
