Sicurezza
Donne e violenza: «Mi dissero, lascia stare»
Quarantenne aderisce alla campagna #ilgiornodopo e racconta cosa fu costretta a subire quando aveva 17 anni
Ivana Agostini
grosseto. C’è anche una giovane donna maremmana tra chi ha aderito alla campagna #ilgiornodopo che è la risposta-reazione al video in cui Beppe Grillo difende il figlio accusato di stupro, sottolineando che la giovane, che ha denunciato la presunta violenza, si è rivolta alle forze dell’ordine a otto giorni dall’episodio.
#ilgiornodopo, ovvero ecco cosa ho fatto a 24 ore dall’aver subito una violenza, è la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in nome di tutte quelle donne che non hanno il coraggio di denunciare oppure lo fanno non nell’immediatezza dell’accaduto. A essa ha aderito anche una giovane donna che vive in un comune della provincia di Grosseto e che, quando era ragazza, ha subito violenza da un giovane con cui aveva avuto una breve relazione. Lo ha fatto per un motivo ben preciso: in questo ultimo periodo «Ho ricevuto – dice – tante testimonianze di donne che abitano nella mia stessa zona e, per questo, invito le persone a smettere di giudicare. A far passare la vittima da carnefice, a fare un pressing assurdo alle vittime di violenza spingendole all’idea di dover denunciare subito, altrimenti se passa tempo perdono di credibilità. Una violenza è una violenza, non ha scadenza».
La sua storia inizia nel 1998 quando ha 17 anni. Oggi ne ha una quarantina. «Era fine estate, quando, per fare un dispetto al mio ex fidanzatino – racconta – ho frequentato per meno di due settimane un ragazzo. Non mi era mai piaciuto, né avevo voglia di fidanzarmi – racconta – ma, evidentemente, io e lui non eravamo dello stesso parere. Dopo avergli detto che per me poteva finire così, amici come prima, ognuno andò per la sua strada».
«In un primo momento – descrive – sembrava aver accettato la cosa, ma qualche mese dopo tornò alla carica e con le peggiori intenzioni. Fu così che agli occhi della gente sembravamo una coppia, agli occhi degli amici anche e lo sembravamo anche agli occhi della mia famiglia. In realtà ero giornalmente minacciata di morte, continuamente soggiogata, abusata sessualmente, picchiata, violentata psicologicamente». La ragazza non riusciva a ribellarsi perché, dice, «lui continuava a minacciarmi, dicendo che se non facevo quello che lui chiedeva, avrebbe fatto del male ai miei genitori e alle mie amiche. E se anche io avessi denunciato, non mi avrebbe creduto nessuno, anzi, mi avrebbero tacciato di essere una poco-di-buono».
A 17 anni era impaurita e temeva per i suoi genitori.
Ha iniziato a raccontare la sua storia dopo il 16 marzo 2002. A un certo punto «Sembrava che me ne fossi liberata completamente – dice – ma non era così». Un giorno il ragazzo chiede di parlarle. Lei è insieme alla madre che non è molto contenta di questo imminente colloquio ma la figlia la tranquillizza. «Sapevo a cosa andavo incontro se l’avessi contrariato e infatti – continua – dalle 11 alle 12, 10 di quel sabato l’ho scontata».
Sono stati minuti in cui lei oggi racconta di aver pensato allora di morire. Anche lei, come la ragazza che ha denunciato la presunta violenza subita dal figlio di Grillo, non avrebbe denunciato subito la cosa ai carabinieri. «Li contattai nelle settimane successive, anche perché continuavano le minacce, le chiamate, i messaggi. Aveva l’ordine dai carabinieri di non stare a meno di sette metri da me».
Finì tutto con la frase che – racconta ancora – le dissero i carabinieri: «Mi dissero: “Non vi conviene denunciarlo, poi è un ragazzo giovane, gli rovinate la vita”».
Poi ci sono voluti «sei anni di terapia e tanta forza per uscire da un vortice» che lei non vuole che vivano altre giovani: e per questo non accetta che le vittime di violenza siano giudicate e diventino colpevoli per non aver denunciato subito. –
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