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Gessi rossi, tramontata Pietratonda si candida Gavorrano: "Metteteli qui"

Massimiliano Frascino
Gessi rossi, tramontata Pietratonda si candida Gavorrano: "Metteteli qui"

Il sindaco Biondi si dice disponibile a usare come siti di stoccaggio le cave della Bartolina e della Vallina 

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GROSSETO. Andrea Biondi, sindaco di Gavorrano, non è evidentemente tipo da tirarsi indietro. A inizio aprile ha detto di non avere pregiudizi e di voler vedere le carte del progetto di rinnovamento dell’inceneritore di Scarlino.

Oggi entra a gamba tesa sull’altro dossier che agita le acque nelle Colline Metallifere: la collocazione dei gessi rossi di Venator. Dicendo di essere pronto a valutare l’ipotesi del loro stoccaggio nelle cave della Vallina o della Bartolina.

Sindaco, è consapevole che così apre un altro vaso di Pandora?

«Sì, ne sono consapevole. Ma credo che l’attendismo non sia una scelta utile».

Lei si dice disponibile a valutare l’ipotesi di utilizzare come possibili siti di stoccaggio le due cave della Bartolina e della Vallina.

«Lo scorso anno sulla Bartolina ci sono stati contatti tra Venator e la società Nuova Bartolina, ma non hanno portato a un accordo tra le parti. Venator poi ha optato per il sito di Pietratonda. Non conosco dettagliatamente i motivi, né do per scontato che quell’ipotesi sia l’unica possibile».

Nel 2017 c’è già stato un dibattito pubblico sulla Bartolina, non è un capitolo chiuso?

«Io nel 2017 non ero in Italia, lavoravo all’estero. Ma quel processo partecipativo, se non sbaglio il secondo promosso dalla Regione in Toscana, non fu su un’istanza dell’azienda e non seguì una valutazione tecnica di un progetto di ripristino ambientale. Fu in qualche modo la conseguenza dell’accordo del 2015 fra i Comuni di Follonica, Scarlino e Gavorrano. Seguito a quello del 2004 che ha individuato nell’ex cava di Montioni il sito di stoccaggio oggi in esaurimento».

Quindi lei vuole stanare l’azienda?

«Diciamo così. L’azienda deve scoprire le carte e va coinvolta più direttamente la Regione Toscana. Perché questo avvenga bisogna che sia avanzata una richiesta formale di valutazione tecnica di un progetto».

Ma chi glielo fa fare?

«La consapevolezza che il territorio dev’essere protagonista. Non possiamo pensare che siano gli altri a occuparsi dei nostri problemi. Perché se lo fanno, lo fanno solo dal loro punto di vista e noi subiamo le scelte».

Ne ha parlato con la proprietà della Bartolina?

«Sì. Quella cava continuerà a essere coltivata per estrarre basalto per le massicciate ferroviarie. E nel caso fosse utilizzata come sito, dovrebbero convivere attività estrattiva e ripristino ambientale. La società proprietaria della Vallina invece è fallita, e c’è un curatore fallimentare».

La sua è una “mossa” politica, dunque.

«La mia è la mossa di un amministratore pubblico che si preoccupa di dare soluzione a un problema reale, evitando che marcisca. Non può essere tutto delegato alla Conferenza dei servizi, che gestisce un’istanza sotto il profilo tecnico. Non mi aspetto che la politica si intrometta nel lavoro della Conferenza dei servizi come ha chiesto inopportunamente Confindustria. Ma che chi ha ruoli di amministratore si assuma responsabilità trasparenti nel governo del territorio».

Obiettivo?

«Dare certezze a chi vive sul territorio e prevenire i problemi. Tra un anno a Montioni sarà esaurito lo spazio. Oltre alla scelta del sito dove collocare i gessi rossi con un piano di ripristino ambientale che consenta all’azienda di svolgere il proprio ruolo, e ai lavoratori di stare sereni, bisogna che Venator dia tempi certi per la realizzazione dell’impianto di essiccamento per ridurre i volumi dei gessi. Poi bisogna discutere dei materiali stoccati a pie’ di fabbrica, perché il loro accumulo non si è mai fermato del tutto, dandosi l’obiettivo almeno del loro recupero paesistico».

Quindi la palla passa a Venator?

«Sì. Anche se per ipotesi recuperassero Pietratonda col ricorso al Tar che è stato presentato, quel sito ha capacità limitate. Quindi il problema di fondo rimarrebbe. Io non posso avviare una procedura, sta all’azienda uscire allo scoperto e presentare un progetto, dopodiché come Comune attivo procedura amministrativa. E svolgo approfondimenti politici con la comunità». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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