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«Da lunedì riapro anche all’interno» Chef Moreno sfida il decreto Draghi

Francesca Gori
«Da lunedì riapro anche all’interno» Chef Moreno sfida il decreto Draghi

A un anno dalla chiusura, il titolare dell’Uva e il Malto ha deciso di disobbedire. «Mi hanno tolto la dignità, non posso tacere»

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Francesca Gori

GROSSETO. Non sarà probabilmente l’unico ma senza dubbio è il primo: da lunedì, chef Moreno, tornerà dietro ai fornelli e all’Uva e il Malto, notissimo ristorante in centro storico, si mangerà a pranzo e a cena anche all’interno. Sfida il decreto Draghi, Moreno Cardone, sottostando a tutte le regole anti-Covid previste per accogliere i clienti. «Ma ad apparecchiare all’interno del ristorante – dice – non ci rinuncio. Non ho intenzione di mettere i miei clienti a mangiare fuori, dove ho qualche tavolo, in un periodo come questo, quando è ancora freddo e rischia di piovere. Ho intenzione di rispettare il coprifuoco e alle 22 chiuderò, ma da me si mangerà dentro». Non è stata una decisione facile, quella presa dal patron dell’Uva e il Malto. «Mi sono confrontato con Samantha – dice – e alla fine abbiamo deciso che vale la pena rischiare anche il verbale. Chi è seduto nei palazzi del potere non ci ha ascoltati: siamo stati a Roma a manifestare, abbiamo bloccato l’autostrada. Chiacchiere tante, ma fatti nessuno e noi ristoratori, titolari d’impresa, siamo quelli che stiamo pagando per tutti». Moreno ha due figli. Quando insieme alla sua compagna Samantha Raspollini ha deciso di disobbedire al decreto, ha pensato a loro. «Non solo – aggiunge – ho pensato anche alla mia dignità, che lo Stato mi ha tolto. E anche ai miei dipendenti: ne ho tre e mi sento addosso la responsabilità di tre famiglie. Se rispetto il decreto così com’è stato deliberato, non me li posso permettere, sono costretto a licenziarli».

Un anno con il solo asporto, per Moreno e Samantha che vivono con i proventi del solo ristorante, è stato un bagno di sangue. «I conti faccio alla svelta a farli – dice il ristoratore – abbiamo preso il bonus del governo Conte una sola volta, e in due sono 1. 200 euro. Poi 7. 600 euro di rimborsi per entrambe le società, quella mia e quella di Samantha e infine altri 15mila euro». Facendo la somma, il totale è 23. 200, a fronte di una perdita di 210mila euro. «Questo è solo il mancato incasso del ristorante – spiega l’imprenditore – poi ci sono stati i catering annullati e i matrimoni che non sono stati celebrati. E anche qui abbiamo perso circa 120mila euro». Calcolatrice alla mano, Moreno Cardone fa due conti sulle spese che comunque, in tutto l’anno ha dovuto sostenere. Il conto è esorbitante: sono più di sessantamila euro, tra affitto e utenze. «E quando ci hanno detto di chiudere all’ultimo minuto – dice – abbiamo buttato via cibo per cinque o seimila euro. Che non si può andare avanti così è chiaro: io e Samantha abbiamo una famiglia da mantenere, un mutuo, le utenze di casa e la necessità di fare la spesa».

Da lunedì – ha stabilito il Governo – si potrà riaprire ma solo all’esterno nelle regioni gialle. All’Uva e il Malto qualche tavolo tra via Mazzini e la salita che va verso le Mura, c’è. Ieri Moreno e Samantha, con i loro dipendenti, stavano sistemando anche fuori. «Ma non mi fermo qui – dice – perché in quest’anno io e i miei colleghi ne abbiamo subite troppe: come quando la Regione, con l’assessore Marras, ha stabilito che il rimborso da 2. 500 euro veniva concesso soltanto a chi ha il Durc pulito, mettendo il limite della diminuzione al 30 percento o come il silenzio delle associazioni di categoria. Nessuno, tranne Confartigianato, ha battuto i pugni sui tavoli che contano: per loro sono più importanti le poltrone sulle quali sono seduti».

Cardone sa benissimo quello che rischia. E come lui lo sanno anche gli altri ristoratori che ieri hanno annunciato di aprire le sale dei loro locali.

«Faccio accomodare i miei clienti nel ristorante esattamente come si fa da sempre negli Autogrill o in quegli alberghi – dice – dove i clienti lasciano i documenti e quando hanno finito di cenare se li riprendono e se ne vanno senza pernottare. Io rispetterò il coprifuoco delle 22 anche se è illegale». Lo chef non ha paura nemmeno del verbale. «Voglio vedere se verranno a multarmi, con che coraggio potrà guardarmi negli occhi un dipendente pubblico con lo stipendio garantito – aggiunge – quando io non ho più da dare da mangiare ai miei figli. Se mi fanno il verbale faccio ricorso. Ho dovuto assumere ansiolitici perché ormai la notte non dormo e ho la responsabilità della mia famiglia e dei miei dipendenti, che ne fanno parte. Quando siamo stati aperti, ho sempre preso i dati dei clienti: mai nessuno mi ha chiamato per avvertirmi che fosse positivo». –

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