Il dolore
Vaccini in Toscana, superfragili ancora senza dose: «Ci basta sapere una data»
Hanno malattie gravi ma sono nel limbo: ieri era l’ultimo giorno per la chiamata
Grosseto. La storia di Antonio (il nome è di fantasia), grossetano di 75 anni è quella comune a tante persone incluse nella categoria dei fragili. È una storia fatta di attesa: un’attesa che si prolunga da un mese. «Era stato assicurato che sarei stato chiamato: ma ancora non ho ricevuto telefonate». La storia racconta lui stesso, a partire appunto dal 21 marzo: «Rientro nella categoria dei fragili perché ho una valvola aortica. Così mi sono messo davanti al computer e ho aperto il portale della Asl, nella sezione dedicata. Faccio tutta la procedura, inserisco il codice, il sistema mi conferma che la procedura è andata a buon fine, con l’avvertimento che non appena il vaccino Pfizer sarebbe arrivato, sarei stato chiamato. Era il 21 marzo».
Passa qualche giorno, ma Antonio non si preoccupa: sa che non deve preoccuparsi perché ci sono stati dei problemi nelle forniture dei vaccini. Poi però qualcosa cambia: «I vaccini sono arrivati ma io non sono stato chiamato. Perché dico questo? Perché ho scoperto che una persona che conosco bene, e che non rientra nelle categorie fragili, ha ricevuto il vaccino. Sì, ha una certa età ma non ha i requisiti della fragilità. Sia chiaro: io non ho niente contro questa persona, sono contento che sia stata vaccinata. Ma perché io non sono stato chiamato?».
La vicenda sembra molto simile a quella di Debora Miceli, trapiantata, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. «Ho provato a chiamare il numero verde dedicato ma non riesco a parlare con nessuno. Lo sto componendo da diversi giorni ma non cambia nulla».
Hanno tutti un nome e un cognome, un volto e una storia fatta di sofferenza e di lotta contro la malattia, le persone che in questi giorni non riescono a trovare una risposta alla domanda su quando riceveranno la loro dose di vaccino. Antonio, Debora. Le loro storie, con qualche sfumatura differente, sono simili a quelle di altre due donne, entrambe alle prese con le prenotazioni, prima, e l’attesa, poi. «Io e la mia amica - racconta una di loro - abbiamo entrambe l’artrite reumatoide ed entrambe non sappiamo più a chi chiedere. Non abbiamo risposte».
Gianna (il nome è di fantasia), ha un marito cardiopatico, così come al sua amica. Entrambi sono stati già vaccinati mentre loro due stanno ancora spettando. «Avevo ricevuto il codice per la prenotazione - dice - ma non sono riuscita subito a prenotarmi, quindi me ne sono fatta inviare un altro». Il secondo codice, arrivato dalla Regione Toscana via sms, era però sbagliato. Dal 6 aprile, le cose sono cambiate e ora i superfragili, categoria nella quale rientrano anche le due donne, vengono chiamate direttamente dall’Asl. «Ieri era l’ultimo giorno che ci era stato comunicato - dicono - ma non siamo state chiamate e non sappiamo quando saremo vaccinate. Non vogliamo certo passare avanti a chi ha patologie più gravi della nostra. Ma almeno sapere quando, avere una data, sarebbe importante». La vita di chi ha una malattia come quella diagnosticata alle due donne, è una vita fatta anche di controlli e terapie, che in questo modo sono state messe in attesa. «Non posso prendere l’appuntamento per fare il controllo - dice Gianna - perché se mi dovessero chiamare, devo mettere in conto anche qualche reazione quindi di restare ko due o tre giorni». Lo stesso problema ce l’ha la sua amica. «Ho chiamato anche a Firenze, oltre che ai numeri verdi che sono indicati sul portale - dice - per avere una data. Ma chi mi ha risposto non ha saputo darmi alcuna certezza. Devo fare una terapia e non so se ci possano essere problemi a sottopormi poi al vaccino. Vorremmo solo avere una risposta, nulla di più». —
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