Il Tirreno

Grosseto

incidente stradale 

False accuse al titolare di uno studio Condannata a 16 mesi

P. S. ;

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grosseto. Condannata a un anno e quattro mesi per aver accusato falsamente Claudio Banchi, titolare di uno studio di infortunistica stradale, di essersi appropriato ingiustamente della metà della somma percepita a titolo di risarcimento per i danni subiti. Depositate dalla giudice Laura Previti le motivazioni della condanna (pena sospesa) per calunnia relativa a Tiziana Giagnoni, 63 anni, abitante in città, condannata anche a risarcire Banchi (costituitosi parte civile con l’avvocato Alessio Scheggi) con 1. 500 euro, più 3. 420 euro di spese.

I fatti risalivano al maggio 2017, quando Giagnoni aveva presentato la querela. Secondo quest’ultima, Banchi – da lei incaricato per la gestione di un sinistro – avrebbe riempito arbitrariamente un foglio da lei firmato in bianco e avrebbe utilizzato questa scrittura per trattenere la metà del sisarcimento versato dalla Helvetia Assicurazioni (42mila euro): i patti sarebbero invece stati per il dieci per cento. La giudice ritiene che le prove testimonino a favore di Banchi: prima fra tutte il telefonino a lui sequestrato, perché gli sms scambiati smentiscono «le dichiarazioni accusatorie dell’imputata e rivela come fosse intervenuto un accordo tra Giagnoni e Banchi per l’attribuzione a quest’ultimo di un compenso per la gestione del sinistro il 26 giugno 2015, pari al 50 per cento delle somme liquidate». L’imputata avrebbe anche chiesto un aiuto a Banchi, un prestito. Non c’è dubbio, secondo la dottoressa Previti, che la frase fosse riferita a questo e non ad altri sinistri gestiti da Banchi per Giagnoni: lo confermano il contesto temporale e l’assenza di accordi scritti per gli altri sinistri. Dunque la scrittura privata è conforme alla querela e non ci sono stati abusi per il riempimento del foglio firmato in bianco. Giagnoni sarebbe stata insomma consapevole dell’innocenza di Banchi.

L’imputata, difesa dall’avvocato Paolo Viviani (che aveva sollecitato un’assoluzione perché il fatto non costituisce reato), può adesso presentare appello. — P. S.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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