Sicurezza
Si autoproclama "diplomatico" per aggirare i Dpcm, l’esperto lo smonta
Grossetano presenta pseudosalvacondotto per gli spostamenti, il professore Di Filippo spiega: "Emerita cavolata"
GROSSETO. Accendere il computer, fare copia-incolla di una farneticante accozzaglia di pseudorequisiti, dichiararsi “diplomatico” di uno Stato i cui confini sono quelli del proprio corpo, stampare il tutto, firmarlo e inviarlo alle forze dell’ordine. Ecco fatto il salvacondotto contro le restrizioni imposte in via eccezionale, da un anno a questa parte, per cercare di arginare la pandemia da Covid. Un salvacondotto, però, completamente farlocco, perché basato su un’assurda teoria pseudogiuridica che serpeggia da qualche tempo in quell’angolo del web frequentato da negazionisti, terrapiattisti e compagnia cantante.
Non è una storiella da bar e nemmeno un siparietto da avanspettacolo. È la pensata di un quarantenne della provincia di Grosseto che nei giorni scorsi ha inviato al comando di un corpo di polizia del capoluogo una busta contenente sette pagine in formato A4, scritte fitte fitte, “attestanti” che il mittente è “persona fisica di diritto internazionale”, “proprietario del suo nome, cognome e corpo”, “soggetto giuridico protetto dalla Convenzione dell’Aja”, “avente garanzie di un diplomatico o rappresentante di Stato estero”, “che gode di immunità diplomatica” e via discorrendo, pseudorequisiti in base ai quali, in sostanza, non sarebbe soggetto a rispettare le leggi dello Stato italiano. Quindi, che non gli si vada a chiedere di pagare le tasse, ma, soprattutto, che non gli si imponga di rispettare i Dpcm, i decreti del presidente del consiglio dei ministri, con le misure per contenere la pandemia da Covid: mascherine, distanziamento e restrizioni su spostamenti.
Il caso sarebbe il primo in provincia di Grosseto, ma certo non il primo in Italia. Esattamente un anno fa la trasmissione “Le Iene” su Italia 1 ha mandato in onda il video di un’auto con quattro persone a bordo, dirette sul Lago di Garda per una passeggiata, che, fermate dai carabinieri a un posto di blocco, si dichiaravano “diplomatici” per aggirare il divieto di spostamento senza comprovato motivo, per essere in macchina in quattro, per non avere la mascherina e perché senza autocertificazione. I quattro sono poi stati multati e denunciati penalmente per resistenza a pubblico ufficiale.
Il caso grossetano arriva a oltre un anno di distanza dall’inizio della pandemia. Ma, ahinoi, è arrivato. I fogli recapitati, va da sé, sono finiti nel tritacarte. E come ogni bufala, la storia fa un po’ sorridere. Ma un po’ preoccupa anche. È inquietante, infatti, che qualcuno possa davvero credere di farla franca sulla base di queste farneticazioni, per di più di fronte a un dramma collettivo come quello della pandemia.
Per fare chiarezza sull’argomento e per sgombrare il campo da dubbi, Il Tirreno si è rivolto a Marcello Di Filippo, professore ordinario di Diritto internazionale nell’Università di Pisa, dipartimento di Scienze politiche. Che va dritto al punto: «Un’altra emerita cavolata che mi ricorda le dichiarazioni di sovranità che anni fa venivano mandate al Presidente della Repubblica in cui si rivendicava la propria sovranità nazionale. Ma non esiste nulla di tutto questo nel diritto internazionale», spiega Di Filippo.
Punto primo: se si vive in un Paese o ci si muove all’interno di quel Paese, si rispettano le regole di quel Paese. Anche se si è diplomatici di uno Stato estero. «Se il ministro degli esteri francese viene in Italia in missione diplomatica, deve rispettare la legge italiana, anche se è un diplomatico – spiega il professor Di Filippo –. Le immunità di cui godono alcune figure di diplomatici, e ovviamente mi riferisco a diplomatici veri, non fasulli, sono immunità non dal rispetto della legge, ma da misure coercitive come arresto o perquisizione, e da procedimenti giurisdizionali, come un processo. Ma certo non c’è immunità dal rispetto della legge, ci mancherebbe».
Punto secondo: non basta piantarsi una bandiera in testa e dire “lo Stato sono io” per fondarne uno e pensare di trasgredire la legge. «Esistono i microstati, ma nessuno li ha mai riconosciuti», spiega Di Filippo. Tra i più noti, anche grazie a un recente film, c’è l’isola delle Rose, la piattaforma offshore al largo di Rimini, ideata dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, e che il 1° maggio 1968 si autoproclamò Stato indipendente. Fu bombardata e demolita l’anno dopo. Perlomeno in quel caso fu fatto almeno lo sforzo di raggiungere le acque internazionali (eppure non bastò). Per completezza, non si può neanche essere “Stato di se stessi”. «Purtroppo in Rete si trovano commenti o news che sembrano dire che sia consentito, ma non è così», dice Di Filippo.
Punto terzo: i Dpcm sono del tutto legittimi, anche se c’è chi afferma il contrario. «Le regole che dobbiamo rispettare – spiega il professore – possono provenire da una fonte legislativa ordinaria, cioè una legge del parlamento. Ma può anche succedere che la legge disciplini una materia in generale e poi “deleghi” al singolo ministro la condotta da tenere. Oggi ci troviamo in una situazione in cui il parlamento autorizza e rinnova periodicamente queste deleghe. Secondo alcuni ci sarebbe un vulnus, ma non è così. Non siamo diventati una dittatura sanitaria».
Cosa fare, dunque, se si ritiene che una legge sia ingiusta? «Puoi andartene – dice il professore – ti autoqualifichi e vedi se qualche altro Stato ti dà la nazionalità». Ma non è cosa semplice. In tal caso, poi, ci sarebbero comunque altre leggi da rispettare. —
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