Sepolto in Polonia: «Papa, ci aiuti lei»
La figlia e la moglie di Giuseppe Niccolini, l’imprenditore morto a Torun, rivogliono la salma dell’uomo a Grosseto
GROSSETO. Questa volta hanno deciso di rivolgersi a papa Francesco, per riavere a Grosseto la salma di Giuseppe Niccolini. A scrivere al Pontefice sono Roberta Niccolini, la figlia dell’imprenditore morto in Polonia il 20 aprile del 2018. L’uomo aveva una seconda vita a Torun: un ristorante, “Da Giuseppe” aperto nella città di Copernico, una nuova compagna, Bozena Ziemann e un figlio, Michal. Assistita dall’avvocata Francesca Carnicelli la donne aveva presentato una denuncia alla procura, dopo che un ragazzo, a settembre del 2018, si era presentato a casa loro a Grosseto, dicendole che l’imprenditore non era morto, ma che era stato sequestrato. La Procura però non ha trovato riscontri alle parole dell’uomo e qualche settimana fa ha archiviato il caso.
Ma Roberta e la madre Ivana Cesaretti non si danno ancora per vinte: rivogliono la salma del loro caro a Grosseto. «Vogliamo portarlo a Sterpeto – dicono – dove lui aveva espresso il desiderio di essere inumato. Noi non abbiamo una tomba sulla quale portare un fiore e nemmeno sulla quale piangere».
L’appello di Roberta e di Ivana non deve rimanere inascoltato. Lo ha detto, dopo l’archiviazione, e lo ribadisce l’avvocata Carnicelli. «Un cittadino italiano, grossetano che ha qui tutti i suoi cari non può rimanere inumato in Polonia – aveva spiegato dopo che il fascicolo era stato archiviato – lontano dalla sua terra e dai suoi affetti».
Il settantacinquenne riposa ora nel cimitero di Owsiana, a pochi chilometri da Torun, nel cimitero di una chiesa. E proprio per questo ora la figlia e la moglie dell’imprenditore hanno deciso di rivolgersi a papa Francesco, affinché interceda per far tornare la salma dell’uomo in Italia.
«Caro Papa Francesco, sono Roberta Niccolini ed abito a Grosseto. Mi permetto di scriverti questa lettera perché credo che solamente tu possa aiutarmi a porre fine ad ogni ingiustizia e dolore. La mia storia è finita sui giornali ed alla televisione, nelle trasmissioni di “Chi l’Ha Visto”, “I Fatti Vostri” e “Forum edizione pomeridiana” – scrive la donna nella sua lettera al papa – Mio padre era Giuseppe Niccolini, sepolto in Polonia. La giustizia terrena purtroppo non ha scoperto la verità sulla sua morte e non mi ha permesso di poterlo stringere a me prima che morisse o di porgergli un fiore sulla tomba».
Roberta e Ivana, a Sterpeto, hanno un colombario dove riposano i resti dei genitori di Giuseppe e sulla pietra hanno fatto incidere anche il nome dell’uomo. «Ti prego Santo Padre di ascoltare questa supplica di una figlia disperata che vuole riportare il corpo del proprio padre in Italia, terra di origine, accanto ai miei nonni, come desiderava tanto mio padre – scrive ancora la donna – Lui voleva fortemente morire e riposare in Italia ma non glielo hanno permesso. Mio padre voleva anche lasciare la sua fede nuziale a me ed anche quella volontà è stata violata».
Non passa giorno che Roberta e la sua famiglia chiedano al Signore il ritorno della salma dell’uomo in Italia a casa sua, per sapere la verità e finalmente pregare sul suo corpo.
«Papa Francesco, aiutami a farlo rientrare in Italia come desiderava – scrive ancora Roberta Niccolini – Spero un giorno di poterti incontrare di persona, perché questo incontro con te lo volevo fare con mio padre che purtroppo non c’è più ed è stato sepolto in Polonia, nella città di Torun, in un cimitero privato della Chiesa. Mio padre aveva un amico sacerdote, che accompagnava anche al Vaticano, nei suoi viaggi di ritorno in Italia dalla Polonia. Resto in attesa di una tua risposta e sono certa che se avrai questa mia missiva, mi aiuterai a realizzare la volontà di mio padre, ovvero riposare a Grosseto, in Italia, vicino ai suoi genitori e non in una terra senza affetti».
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