Sicurezza
Gessi rossi, oggi si decide sul progetto Pietratonda
Ultima conferenza dei servizi chiamata a esprimersi sul sì o sul no allo stoccaggio Accornero contesta le argomentazioni di Soprintendenza, Comune e Forum
Massimiliano Frascino
campagnatico. Oggi è il giorno dell’armageddon tra favorevoli e contrari allo stoccaggio dei gessi rossi di Venator nella ex cava di Pietratonda, nel comune di Campagnatico. Stamattina si terrà l’ultima seduta della conferenza dei servizi che darà o negherà il nulla osta.
Stando alle indiscrezioni, salvo sorprese, il consesso dovrebbe dire di no perché il parere contrario espresso dalla Soprintendenza – presentato in auto-tutela, dopo due pareri favorevoli – è in questa fase inappellabile.
La Accornero, proprietaria del sito che ha l’obiettivo di collocare lì i gessi, ha controdedotto in maniera puntigliosa le argomentazioni di Soprintendenza, Comune di Campagnatico e Forum Ambientalista, con due pareri, che il Tirreno è in grado di illustrare, dell’architetto grossetano Simone Rusci, e dello studio legale Lessona di Firenze. Pareri che potrebbero essere anche utilizzati per un’eventuale impugnazione della decisione della conferenza odierna, non ritenendo fondate le argomentazioni urbanistico-paesaggistiche. Le uniche a ostacolare di fatto lo stoccaggio dei gessi.
Lo studio Lissona inizia contestando che il «lago dell’Incrociata» sia un lago vero e proprio alimentato ex lege da sorgenti. Di fatto, quindi, una pozza d’acqua piovana di nessun interesse naturalistico. Quanto ai vincoli paesistici e ambientali derivanti dal DM 7 febbraio 1977 gli avvocati fiorentini sottolineano che l’attività estrattiva era ad esso precedente (quindi con le prescrizioni che lo richiamano non applicabili).
Ma soprattutto che «oggetto di tutela sono gli “agroecosistemi” che connotano il “paesaggio agricolo”, le sistemazioni agricole tradizionali e gli ecosistemi ad esse connessi. Aree del tutto diverse da quella oggetto del progetto: un sito minerario dismesso del tutto privo di connotazione agricola fin dall’apposizione del vincolo».
Occorre poi considerare, continua il pare legale, «che gli obiettivi, le direttive e le prescrizioni del vincolo riguardano livelli di qualità legati alla “integrità complessiva degli agroecosistemi” e alla “efficienza dell’infrastrutturazione ecologica”. Ovvero componenti per le quali sono individuabili compensazioni capaci di garantire i livelli qualitativi complessivi oggetto di tutela».
Quanto alla salvaguardia delle visuali da e verso Montorsaio e quelle dalla Superstrada Siena-Grosseto, «gli interventi in progetto non si pongono in contrasto, semplicemente perché non visibili né da Montorsaio né dalla superstrada. È inoltre posto come valore la “netta linea di contrasto tra boschi e coltivi” che, peraltro, il progetto andrebbe a rafforzare e tutelare».
Infine, i laghetti «non sono invarianti nel Piano paesaggistico, né sono soggetti a processo di rinaturalizzazione, ma destinati all’interramento per frana dei versanti».
Il progetto, poi, è «coerente con l’originaria altezza del versante» della cava.
L’architetto Rusci, docente dell’Università di Pisa, dopo aver contestato le stesse cose sotto un profilo più strettamente urbanistico, smonta gli argomenti del Comune di Campagnatico. Mettendo in evidenza che ha omesso che «all’articolo 3.1.12 il Piano strutturale intercomunale prevede “il riempimento di alcuni invasi artificiali”, che appaiono fuori dal regime di salvaguardia» (riempimento previsto nel progetto di Accornero). E che parla impropriamente di «impianto di recupero e smaltimento di rifiuti», che non è la «fattispecie dell’intervento previsto», trattandosi di un «ripristino ambientale». Rimando peraltro la possibilità ex articolo 208 di «approvare il progetto in deroga agli strumenti urbanistici vigenti». —
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