Il Tirreno

Grosseto

LA MANIFESTAZIONE

I ristoratori non si fermano e bloccano l’autostrada

Alfredo Faetti
I ristoratori non si fermano e bloccano l’autostrada

Dalla Maremma un gruppo di titolari di locali sull’A1: i rimborsi non arrivano. «E le nuove regole per le aperture non ci consentono di tornare a lavorare».

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Grosseto. La settimana precedente davanti a Montecitorio, il 19 aprile sull’A1, tra Incisa e Valdarno. Continua la protesta senza quartiere da parte dei ristoratori, che si sono dati appuntamento alle porte di Firenze per manifestare contro le nuove decisioni del Governo in vista del 26 aprile, quando entreranno in vigore novità nelle disposizioni per il pubblico esercizio, ma non quelle che si aspettavano gli esercenti.

Per questo sono scesi di nuovo in strada al grido di “blocchiamo l’Italia” e tra questi c’era anche una decina di aderenti ai Ristoratori Maremmani. «Ce ne saranno altre», è la voce che rimbalza dalle cucine del Grossetano fino all’autostrada.

La riapertura soltanto all’esterno, il coprifuoco, i ritardi non più sostenibili nei rimborsi che comunque non servono a fermare l’emorragia di spese della categoria.

Sono questi i capisaldi della protesta.

L’appuntamento era per le 9 circa, vicino al capoluogo toscano, e nel giro di pochi minuti i manifestanti, arrivati da tutta Italia, hanno occupato l’autostrada, bloccando una delle arterie più importanti del Paese per circa cinque ore. «Questa ennesima forma di protesta – spiega la nota dei Ristoratori Maremmani – è la risposta della nostra categoria all’inconsistente piano di riaperture varato dal governo».

Piano che prenderà il via da lunedì 26 aprile e che prevede la riapertura dei ristoranti in zona gialla, ma solo con i tavoli all’aperto, con la possibilità di apparecchiare anche a cena, sebbene rimanga il coprifuoco alle 22.

Limitazioni che gli esercenti hanno recepito come «ulteriori irricevibili sacrifici».

Per i Ristoratori Maremmani le «riaperture graduali» non possono essere considerate «quelle all’aperto, in una stagione dal punto di vista climatico instabile che non consente né programmazione, né garanzie di svolgimento del servizio».

Col rischio poi che si creino figli e figliastri fra «chi ha la possibilità (tempo e temperature permettendo) di avere a disposizione degli spazi esterni e chi invece questa possibilità non la possiede e vede procrastinare la riapertura ancora di più di un mese».

Le uniche riaperture graduali possibili per i ristoratori sono quelle all’interno dei locali, «man a mano meno stringenti e quindi applicabili in modo paritario a tutte le tipologie di locali».

Nel mirino anche il coprifuoco: «norma che non ha niente a che vedere con la possibilità di infettarsi maggiormente passato quell’orario», secondo gli esercenti, che infine riportano l’attenzione sulla questione ristori. «I ritardi sull’erogazione degli indennizzi, abbinati a delle norme che di fatto escludono la gran parte delle aziende del nostro territorio dalla possibilità di farne richiesta, pur essendo chiusi da oltre sei mesi – conclude la nota – rendono ancora più ferma e giustificata la nostra protesta».

In fondo, la richiesta dei Ristoratori Maremmani in questa fase è semplice: «Chiediamo solo che vengano applicate, per le riaperture dei ristoranti e dei bar, le stesse norme che hanno consentito di lavorare fino ad oggi, in qualunque fascia di colore, le mense aziendali, gli autogrill e le terme». —

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