Il Tirreno

Grosseto

Il ristoratore in tv «Ho un bambino, mi hanno staccato anche l’acqua»

Francesca Gori
Il ristoratore in tv «Ho un bambino, mi hanno staccato anche l’acqua»

Cristian Tizzi era in piazza a Roma con i suoi colleghi Oggi l’incontro con l’assessore Marras e il deputato Sani

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Francesca Gori

GROSSETO. «Mia moglie è salita in casa per fare la doccia al bambino. L’acqua non usciva dal rubinetto, ho pensato che fosse colpa dell’autoclave ma quando sono andato a vedere, al contatore, avevano messo le fascette. Non avevamo pagato le bollette di un trimestre». C’è tutto il dolore di un babbo nelle parole di Cristian Tizzi che giovedì sera sono entrate nelle case di chi, in tutta Italia, stava guardando la trasmissione Piazza Pulita. Ieri, da Campagnatico dove l’uomo con la compagna nell’aprile del 2018 ha deciso di scommettere nell’osteria il Braciere, ce le ripete, in tutta la loro drammaticità. «Non avrei mai pensato di passare quattro giorni a Roma per protestare – dice – Ma visto il punto al quale ci hanno portati, io e i miei colleghi abbiamo capito che forse questa era l’unica strada da percorrere». Il titolare del Braciere martedì era nella capitale. Quando sono cominciati i disordini, il gruppo dei Maremmani si è allontanato e si è fermato sotto a un cipresso. «La violenza non ci appartiene – ribadisce – Ma già la prossima settimana torneremo in piazza per chiedere di poter lavorare».

Tizzi fa parte del gruppo dei Ristoratori maremmani che nelle ultime settimane hanno partecipato alle proteste a Roma e che questa mattina incontreranno l’assessore regionale allo Sviluppo economico Leonardo Marras e il parlamentare del Pd Luca Sani, che venerdì scorso non erano potuti essere presenti all’incontro organizzato alla Confartigianato.

La richiesta sul tavolo è una sola: poter ricominciare a lavorare. «Nel mio caso, come nel caso di molti altri colleghi – racconta Tizzi – non è stato possibile accedere nemmeno agli aiuti previsti dallo Stato. Io la scorsa estate ho lavorato bene. Mi sono toccati seimila euro di rimborsi a fronte di una perdita di 70mila euro. Ho raschiato il fondo del barile e sono rimasto senza nulla: sono indietro con il pagamento dell’affitto del fondo, non riesco a far fronte alle spese, non posso pagare le bollette. E il pensiero, a Pasqua, di non poter comprare nemmeno l’uovo per mio figlio, è stato devastante. Prima della chiusura, a ottobre, avevo appena saldato i conti di tutti i fornitori. Sono rimasto senza un soldo. Voglio solo riaprire, non mi serve altro».

Cristian aveva una ditta di pulizie ma quando il lavoro ha cominciato a calare, ha deciso di cambiare vita e mestiere. «Avevamo messo via un po’di soldi – spiega – io ho sempre cucinato, insieme a mia mamma. Organizzavamo le cene a casa di famiglie facoltose. Un giorno sono andato a pulire un agriturismo e il proprietario mi ha detto di avere un fondo rimasto vuoto, dove ho aperto l’osteria. Quando l’ho visto è stato amore ma lì io e la mia compagna abbiamo investito tutti i nostri risparmi». Cristian ora deve fare fronte a spese che prima nemmeno si accorgeva di avere. «Perché lavoravo e con quello che incassavo facevo fronte a tutto – spiega – avevo solo un fido da duemila euro, ora da quando abbiamo chiuso ho dovuto chiedere i soldi alla banca, e devo pagare un mutuo senza però avere alcuna entrata. Ho chiesto anche ai miei colleghi se avessero bisogno di qualcuno per aiutarli con l’asporto, ho cercato anche qualche altro lavoro da poter fare durante questi mesi, ma non sono riuscito a trovare niente. Per andare avanti mi sono dovuto appoggiare a mia mamma che mi sta aiutando. Ma in questo modo, oltre al lavoro, ci hanno portato via la dignità». È una storia simile a quella di tanti altri imprenditori del settore della ristorazione quella del titolare del Braciere, che sta aspettando di poter aprire. «Si parla della fine di aprile ma solo per chi ha uno spazio all’aperto – aggiunge – Io così non potrei riaprire, anche se il locale è così grande che tra un cliente e un altro la distanza sarebbe superiore ai due metri». –

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