Lutto
Genitori contro la scuola a casa Vittoria al Consiglio di Stato
grosseto. Arriva un’altra vittoria per il gruppo di genitori toscani – tra cui Alessandra Semplici, avvocata civilista grossetana – che battagliano contro le lezioni scolastiche a distanza: cioè contro la modalità di insegnamento riconfermata, con l’obiettivo di contenere il rischio contagio da coronavirus, anche nel primo decreto firmato da Mario Draghi, quello del 2 marzo, e contro cui padri e madri erano ricorsi dinnanzi al Tribunale amministrativo del Lazio, competente per tutti i provvedimenti che hanno carattere nazionale.
A gennaio i genitori si sono rivolti ai giudici amministrativi del Tar Lazio sostenendo che l’individuazione dell’aula come luogo di contagio non era supportata da dati e relazioni del Comitato Tecnico Scientifico o, quanto meno, tale documentazione non si era vista; ipotizzavano cioè un difetto di istruttoria contenuto nel Dpcm del 14 gennaio firmato da Giuseppe Conte. Poi, forti del primo pronunciamento a loro favore, sono ricorsi “per motivi aggiuntivi” anche contro il decreto del 2 marzo che non solo confermava il ricorso alle lezione da casa per le scuole secondarie di secondo grado ma prevedeva anche la chiusura totale degli istituti di ogni ordine e grado in caso di zona rossa per contagio da Covid e la possibilità di serrare le aule in zona arancione quando si fosse raggiunta la soglia di 250 casi positivi ogni 100mila abitanti. Il Tar del Lazio ha dato ragione ai genitori: con la sentenza del 26 marzo n. 1947/21 ha stabilito cioè che per chiudere le scuole servono altri dati e evidenze scientifiche più cogenti; e ha chiesto dunque al governo di riesaminare quella scelta.
La controparte, l’Avvocatura di Stato, ha fatto appello al Consiglio di Stato e l’organo l’ha respinto ribadendo quanto già ampiamente indicato dal Tar ovvero «la non forte influenza delle attività di istruzione in presenza ai fini della diffusione del contagio – si legge nel decreto favorevole alla posizione dei genitori – sicché non apparirebbe una razionale motivazione della priorità assegnata alla precauzione sanitaria a fronte della grave compressione del diritto alla istruzione, anch’esso costituzionalmente tutelato». Tradotto, la didattica a distanza anche per il Consiglio di Stato è un provvedimento sproporzionato rispetto al fattore di rischio soprattutto alla luce della tutela di un diritto costituzionale come quello all’istruzione». Il Consiglio di Stato ammonisce: «L’ordinanza appellata riconduce entro il corretto parametro il potere-dovere del giudice di assicurare che dette scelte siano adottate in modo trasparente e in coerenza con le risultanze dei dati scientifici», «motivando con argomenti non contraddittori l’impatto della eventuale riapertura della istruzione in presenza sulla ulteriore diffusione del contagio».
«Non potevamo sperare in un risultato migliore – commenta il comitato spontaneo Ri (n)corriamo la scuola a cui i genitori ricorrenti hanno aderito – La parola spetta al governo: dovrà tener conto di queste importanti pronunce». –
Giovanna Mezzana
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