Sicurezza
«Passavamo il burro cacao sui biglietti del bus per utilizzarli altre volte»
Sull’autobus qualche volta salivano senza il biglietto, altre con un titolo falso. Altre ancora, per utilizzarlo più volte, avevano escogitato uno stratagemma vecchio di anni: passavano il burro cacao sul ticket, in modo tale che – quando lo infilavano nella macchinetta obliteratrice – l’inchiostro non si imprimesse sulla carta. «Bastava poi pulirlo per utilizzarlo di nuovo».
È questo il racconto fatto da alcuni degli studenti che sono stati chiamati in aula a testimoniare nel corso del processo che vede imputati alcuni dipendenti della Tiemme, accusati di tentata concussione e abuso d’ufficio, violenza privata, falso.
Reato, quest’ultimo, che è stato contestato anche per tre viaggiatori, uno straniero, e due ragazzi: avrebbero falsamente dichiarato di aver smarrito la carta d’identità e la tessera sanitaria quando invece li avrebbero lasciati nelle mani dei verificatori quando questi avevano contestato irregolarità.
Qualche volta, le verificatrici finite a processo avevano trattenuto non soltanto le carte d’identità delle persone trovate sprovviste dal biglietto, documenti che venivano portati nella sede della Tiemme e che quando i proprietari andavano a riprenderli si vedevano staccare il verbale, ma anche il libretto delle giustificazioni degli studenti che non avevano il biglietto.
Libretti che venivano lasciati nello loro mani quando i ragazzi arrivavano alla fermata dell’autobus – è emerso in aula dai racconti degli studenti che hanno risposto alle domande del sostituto procuratore Salvatore Ferraro – e si allontanavano velocemente. «Dovevamo entrare in classe – hanno detto – Saremmo arrivati in ritardo».
Il processo, celebrato davanti al giudice Andrea Stramenga, si è aperto dopo che il giudice per l’udienza preliminare Giovanni Muscogiuri aveva rinviato a giudizio i dieci indagati.
In aula ieri mattina sono stati quindi sentiti i testimoni dell’accusa, che erano stati individuati tra i ragazzi e i viaggiatori che avevano assistito, secondo i risultati delle indagini, agli episodi contestati soprattutto alle due verificatrici, accusate di tentata concussione perché, sulla linea extraurbana Bagno di Gavorrano – Follonica, avrebbero chiesto a due donne, trovate senza il biglietto, di consegnare loro 20 euro anziché pagarne 70 di multa, trattenendo le loro tessere sanitarie e chiedendo il versamento di dieci euro per avere indietro i loro documenti.— F.G.
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