Gioco
Le farmacie pronte a diventare punti di ascolto antiviolenza
Grosseto. Anche le 81 farmacie pubbliche e private della provincia di Grosseto a fianco delle donne maltrattate, con l’iniziativa nazionale “Progetto Mimosa”.
Da oggi chi si trova a subire una situazione di violenza in famiglia o in altri contesti, può trovare in farmacia un luogo di ascolto, con personale preparato e disponibile, in grado di dare accoglienza e supporto con professionalità, fornendo le informazioni per affrontare la condizione di difficoltà e consegnando una piccola pubblicazione contenente i riferimenti dei centri antiviolenza della Toscana. In un’area vasta come la Maremma, le farmacie diffuse capillarmente sul territorio rappresentano un punto di riferimento sanitario e per certi aspetti sociale. I farmacisti peraltro non sono nuovi all’impegno contro la violenza di genere, essendo tra le prime categorie professionali coinvolte – e formate – nel Codice Rosa, fin dalla sua nascita, nel 2010 a Grosseto.
«La sensibilità sviluppata collaborando con il Codice Rosa, grazie all’impegno e alla volontà della dottoressa Vittoria Doretti, che ha compreso l’importanza della partecipazione di tutte le figure sanitarie – spiega Elisa Petrucci, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Grosseto e delegata regionale del Progetto Mimosa – ci permetterà di far parte appieno di questa nuova iniziativa, canalizzando anche le energie di chi si avvia a svolgere il ruolo di farmacista, con l’apertura al progetto per gli studenti dei corsi di laurea in Farmacia e in Chimica e tecnologie farmaceutiche degli atenei toscani». In origine, il progetto sarebbe dovuto partire a marzo 2020 ma è stato fermato dalla pandemia che ha cancellato un anno di attività, proprio in un momento in cui la convivenza forzata dettata dalle restrizioni anti-Covid ha portato a un incremento degli atti di violenza sulle donne. Tra le altre cose, prevedeva l’organizzazione di corsi accreditati Ecm (Educazione continua in medicina) rivolti al personale delle farmacie, «che ci auguriamo – aggiunge Petrucci – possano partire almeno online e che saranno condotti da professori universitari, rappresentanti dei Centri antiviolenza, delle forze dell’ordine e medici specializzati nel campo della violenza di genere. Del resto – conclude – il farmacista è da sempre a stretto contatto con situazioni di disagio sociale, anche se spesso mancano quegli strumenti di conoscenza per dare indicazioni coordinate, che finalmente gli saranno forniti con i corsi».
Il Progetto Mimosa è nato nel 2014 per volontà dell’associazione Farmaciste Insieme e della sua presidente Angela Margiotta. Coinvolge 11mila farmacie sul territorio nazionale, è sostenuto dalla Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, da Federfarma nazionale e dal Ministero della Salute. Di recente ha ottenuto il patrocinio della Federazione nazionale giovani farmacisti e da quest’anno vede la collaborazione della Fondazione Vodafone. —
Lina Senserini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google