Il Tirreno

Grosseto

LE ULTIME ORE, lE INDAGINI  

Gli “amici” trovati per strada e quel micidiale mix con l’alcol

3 MINUTI DI LETTURA





grosseto. Con Dario Meini, la sera di mercoledì 1° luglio 2020, nell’appartamento di piazza Martiri d’Istia, in centro storico a Grosseto, c’erano altre due persone. «Amici», fu riferito all’epoca.

Le due persone, un uomo e una donna, fidanzati, non erano suoi amici. Dario li aveva conosciuti poche ore prima, appena arrivato a Grosseto, dove era stato accompagnato alla stazione per prendere un treno per Firenze. Quel treno non lo ha mai preso. Li aveva avvicinati per chiedere loro dove poteva trovare droga.

Tutti e tre avevano acquistato cocaina da uno spacciatore nella zona della stazione ed erano andati a consumarla a casa dei due, in piazza Martiri d’Istia, per l’appunto. Qualche ora più tardi, volendone ancora, lo stesso spacciatore era stato richiamato e aveva portato, direttamente a casa, altro stupefacente, stavolta eroina.

Ed era stata quella stessa droga, eroina unita all’alcol, a provocare l’arresto cardiaco di Dario.

Ieri i carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto e i colleghi della sezione di polizia giudiziaria carabinieri della Procura di Grosseto hanno individuato lo spacciatore che gliel’ha venduta. Secondo le indagini, condotte sentendo testimoni e vagliando ore di registrazioni video delle telecamere di sorveglianza, sarebbe un tunisino che compirà 19 anni il prossimo 25 aprile. A lui è stata notificata ieri la chiusura delle indagini a suo carico, coordinate dalla pm Valeria Lazzarini.

All’inizio le ipotesi di reato erano due: spaccio di sostanze stupefacenti e morte in conseguenza di altro reato. Il 23 marzo scorso, tuttavia, la pm aveva chiesto l’archiviazione per quest’ultima ipotesi di reato.

L’autopsia su Meini, eseguita a Grosseto il 10 luglio 2020, ha rivelato che a togliere la vite al quarantenne non sarebbe stata la sostanza stupefacente da sola – come può capitare, ad esempio, quando la droga viene “tagliata” male – ma il mix con l’alcol.

Riprova ne sarebbe la stessa droga sulle due persone che l’hanno assunta con lui, che non avevano bevuto alcol, non ha avuto lo stesso fatale esito. Nessuno dei due risulta avere responsabilità alcuna rispetto alla morte di Meini.

Quanto allo spacciatore, la sua attività sarebbe continuata anche dopo la morte di Meini. Dopo la sua denuncia, lo spaccio da lui gestito era passato a un connazionale, minorenne, che è stato anche lui denunciato.

Fin qui la cronaca dolorosa di una morte per droga nella “piccola città”, quella Grosseto dove ancora oggi nulla sembra cambiato rispetto ai bui anni Novanta, quando fiumi di droga hanno travolto intere generazioni, quando i mattinali dei carabinieri erano un bollettino di morti per overdose sulle Mura, e dove gli angoli bui del buco _ dai cantieri abbandonati ai parcheggi sotterranei _ non sono mai stati rischiarati. La città dove la compravendita è tra le attività immuni a ogni crisi.

Oltre la cronaca, la storia di un giovane uomo, di una vita distrutta e di una famiglia che chiede giustizia. —

© RIPRODUZIONE RISERVATAF.F.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web