Sicurezza
Stop registrazione neonati, calvario per i genitori
Grosseto, l’Asl chiude l’ufficio in ospedale, famiglie costrette a recarsi all’anagrafe in Comune: mamme fresche di cesareo firmano in auto, in alcuni casi serve un testimone.
Grosseto. L’assuefazione a una burocrazia borbonica è l’antidoto sviluppato dai cittadini comuni per sopravvivere alle fantasiose complicazioni che questa genera nella vita quotidiana. Con l’avvento del Covid, l’infernale macchina dell’amministrazione pubblica non poteva farsi sfuggire l’occasione per variare sul tema.
Ne dà testimonianza quello che da mesi succede all’ospedale della Misericordia di Grosseto, dove a causa del Covid-19 è stato sospeso il servizio amministrativo di denuncia delle nascite. In pratica la registrazione all’anagrafe dei neonati, propedeutica, fra l’altro, alla loro attribuzione della tessera sanitaria.
È così che i due amministrativi addetti alle registrazioni dei bimbi sono stati messi in telelavoro, con la conseguenza che i neogenitori, una volta licenziati dal “Setting V” dell’Unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia, sono costretti a recarsi all’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza. Oppure a quello del Comune di Grosseto, che registra i dati del neonato e poi li comunica all’anagrafe del Comune di residenza dei genitori. Insomma, come complicare la vita alle persone utilizzando il pretesto della pandemia.
È infatti un po’ difficile comprendere perché non si possa mantenere un servizio ritenuto essenziale dalla legge, che all’interno del Misericordia, al piano piastra vicino alla farmacia, occupava due addetti, quando in molti altri casi sono rimasti in servizio operatori amministrativi a contatto con il pubblico.
La novità organizzativa che impone ai genitori l’adempimento in altra sede – entro dieci giorni dalla nascita, altrimenti scatta la segnalazione in Procura – risale all’inizio del 2020, ed è stata introdotta dall’allora direttrice ospedaliera (anche ufficiale di stato civile) Monica Calamai. A luglio 2020 la misura è stata sospesa, per poi essere reintrodotta da settembre, sempre con la giustificazione della pandemia. Ma c’è dell’altro.
A regolare gli adempimenti sono la circolare 2/2001 del ministero dell’Interno e l’articolo 30 del Dpr 396/2000, che prevedono che a denunciare al centro ospedaliero di registrazione delle nascite sia indifferentemente uno dei due genitori, se sposati. Altrimenti devono essere entrambi.
In questi mesi è successo non di rado che all’ufficio anagrafe del Comune di Grosseto in via Saffi, previa autorizzazione all’ingresso in Ztl, si siano presentati entrambi i genitori con la mamma fresca reduce dal parto cesareo che ha firmato i moduli in macchina. Perché il personale dell’anagrafe si è preoccupato di evitarle di venire in contatto con il viavai tipico di quell’ufficio. Non solo questo, peraltro.
Poiché la legge prevede che in caso di genitori non sposati con uno dei due impossibilitato a recarsi alla registrazione, sia necessario un terzo testimone della nascita, è anche successo che si sia dovuto coinvolgere personale di ostetricia per effettuare la registrazione. Che sarebbe stata molto semplice se effettuata in ospedale.
Il risultato concreto di questa bislacca trovata, oltre agli ingiustificati disagi per i genitori, è che all’anagrafe del comune capoluogo hanno dovuto registrare più di 600 neonati. Molti dei quali residenti in altri comuni. D’altra parte, se all’ospedale è piuttosto complicato contrarre il Covid, proprio all’ufficio anagrafe è stato recentemente individuato un focolaio. Con tanto di chiusura temporanea e sanificazione degli ambienti.
Contattato nel tardo pomeriggio per avere un giudizio su questa vicenda, il segretario della Funzione pubblica della Cgil, Salvatore Gallotta, è stato netto: «L’Azienda deve immediatamente ripristinare il servizio di registrazione dei neonati, perché non ha senso invocare il Covid per sospenderlo, dal momento che in molti casi per le funzioni essenziali che svolgevano, altri amministrativi sono rimasti a contatto con il pubblico. Nel rispetto della sicurezza, bisogna in ogni modo semplificare la vita agli utenti del servizio sanitario. A maggior ragione alle neomamme, evitandogli nell’immediata fase post parto il disagio di un passaggio superfluo con un’altra amministrazione».
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