Il Tirreno

Grosseto

ORBETELLO 

Villetta a fuoco Assolta la figlia della donna già giudicata

P.S.

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orbetello. Assolta per non aver commesso il fatto Elena Casalini, 22 anni, di Siena imputata in concorso con la madre Carolina Scaglioso (già giudicata nel dicembre 2016, patteggiamento da due anni) per l’incendio che quest’ultima avrebbe appiccato alla villa alla Giannella di proprietà di Gian Piero Chiarini, oggi 63enne, di Foiano della Chiana, che con la Scaglioso aveva avuto una relazione sentimentale conclusa qualche mese prima. L’incendio era del 30 maggio 2016, Casalini era imputata di aver accompagnato la madre guidando una Renault Clio sulla quale erano state caricate due taniche di benzina.

Il giudice Adolfo Di Zenzo ha accolto le tesi difensive (avvocato Roberto Cerboni). Il pm onorario Leonardo Brogi aveva sollecitato tre anni. Chiarini si era costituito parte civile con l’avvocato Salvino Mondello di Roma. Il giudice ha respinto la richiesta di acquisire le dichiarazioni rese al pm dall’imputata come anche quella, di nuovo presentata, di escludere la parte civile. Quest’ultima richiesta era stata formulata già all’udienza dell’ottobre scorso dall’avvocato Cerboni, dal momento – aveva osservato – che Chiarini aveva già esercitato un’azione civile che avrebbe compreso ogni danno, per un importo di 230mila euro: sarebbe stata pertanto una duplicazione delle richieste, già avanzate a Scaglioso. L’avvocato Mondello si era opposto.

Nella stessa udienza dell’ottobre 2020, Chiarini aveva testimoniato: aveva chiarito che la momento della querela Scaglioso non era più sua compagna e che comunque erano stati insieme il 29 maggio 2016 in quella casa (acquistata l’anno precedente) per approntare l’allestimento per la stagione estiva e per ospitare la madre di lui. Si erano salutati intorno alle 17, il giorno dopo Chiarini era stato raggiunto da una telefonata dei vicini che gli avevano spiegato che la casa stava bruciando. Aveva presentato denuncia contro ignoti, dopo una decina di giorni era stato chiamato dai carabinieri che, ha spiegato in aula, avevano fatto domande sull’auto della figlia. «Nessuna inimicizia con Elena. E per me era assurdo che Carolina, con la quale ero stato insieme otto anni, fino al gennaio 2016, ci entrasse qualcosa. Mi telefonò per dirmi “che disgrazia, chi può essere stato? Sei messo male”. Risposi che lei era messa male più di me”». Avevano testimoniato due vicini di casa e l’infermiere del pronto soccorso delle Scotte di Siena che intorno alle 23 di quel giorno aveva accolto le due donne, ustionate: «Dissero che era stato un ritorno di fiamma, stavano bruciando stoppie». E la più adulta aggiunse: «Ho fatto una cavolata». — P.S.

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