Sicurezza
Fuochi accesi nella notte per tenere al caldo le vigne
Da Fonteblanda a Pian d’Alma, il tentativo degli imprenditori è stato vano Le temperature rigide hanno distrutto il raccolto e messo in pericolo le piante
Ivana Agostini
grosseto. Fuochi notturni in una notte di gelo. Gli agricoltori della Maremma hanno cercato in tutti i modi di salvare le loro coltivazioni. In piena notte hanno acceso le rotoballe di fieno in mezzo ai filari della vigna. Hanno bruciato i resti delle potature. Da Fonteblanda ad Alberese fino a Scarlino, hanno provato a scaldare l’aria per impedire al gelo di seccare i germogli che erano appena spuntati nei filari delle viti. Una lotta iniziata in piena notte, verso le 4 del mattino. Nulla però hanno potuto contro il vento gelido che sposta il fumo e distrugge, in pochi attimi, un intero raccolto. Distrugge le fatiche di giorni e giorni di lavoro.
Stefano Ricci, a Fonteblanda, nel comune di Orbetello, ha circa 39 ettari di terra coltivati a vigneto. «Stanotte (la notte fra mercoledì e giovedì, ndr) tutte le aziende hanno acceso fuochi come in Borgogna per arginare il gelo: era uno spettacolo vedere così tanta coesione. Il cielo era completamente avvolto da una cortina di fumo, ma a nulla hanno valso i nostri sforzi. Contro la temperatura che scende a –5, –6, non c’è fuoco che scaldi e i nostri vigneti purtroppo non hanno retto». Ricci dipinge una situazione disastrosa, non solo in Maremma ma in tutta la Toscana. «Sono in contatto con molti altri miei colleghi e – dice – ovunque è un disastro: filari di uve pregiate distrutti. Non si è trattato di una gelata come avviene solitamente in inverno. Ho 52 anni e una nottata così non l’avevo mai vissuta. Il vento gelido ha “bruciato” tutto e ha fatto colare a picco le temperature. Abbiamo acceso i fuochi verso le 4 del mattino ma non è servito a niente». Difficile al momento fare una stima dei danni. «Ad oggi possiamo dire di avere un 80 per cento di danno sui nostri vigneti. Ci sarà una riduzione della produzione ma noi non ci arrendiamo e anche oggi (ieri) abbiamo piantato altri due ettari di viti. Siamo abituati a ricominciare e a fare i conti con le avversità». Ricci ricorda poi che non solo chi produce ha avuto un danno ma lo ha anche tutta la filiera collegata alla produzione del vino e di tutti gli altri prodotti danneggiati.
Luca Giacomelli ha il suo podere alla Parrina, sempre nell’Orbetellano. «Molte delle piante dei meloni sono andate distrutte – dice toccandole con la sua mano e sollevando le foglie che sembrano quasi lessate – Le gemme della vigna seccate dal gelo. Anche i grani hanno sofferto per le basse temperature e gli effetti li vedremo nei prossimi giorni. Gli ulivi che avevano già la loro “trama” non andranno a frutto. I nuovi germogli sono stati danneggiati».
Non è andata meglio ad Alberese. Edoardo Donato, produttore e vice presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) ha 12 ettari di vigneto. «È un momento difficile per l’agricoltura – commenta – questa gelata arriva in un momento complicato. Tutto questo si somma a una crisi del mercato, alle chiusure dovute al Covid che hanno penalizzato anche il mondo dell’agricoltura». Anche lui ha visto seccare le gemme dei suoi 12 ettari di vigneto. «È un intero comparto messo in ginocchio: viti, ulivi, ortofrutta. Tutto un disastro», conclude.
Loreno Bartoli ha la sua azienda a Pian d’Alma fra Castiglione della Pescaia e Scarlino. Ha una grande coltivazione di carciofi che le basse temperature hanno distrutto. «La situazione è drammatica – dice – tutto è rovinato. Frutti, carciofi dei quali sarà possibile recuperare la pianta se agiremo in fretta, altrimenti saranno compromesse anche quelle». —
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