Centrali vietate in aree non idonee ma resta il via libera a fare i termodotti
La Regione rivede la norma del 2020 ma lascia la possibilità di realizzare infrastrutture e ribadisce l’ok alla ricerca
Francesca Ferri
firenze. Perché, se la legge regionale della Toscana vieta di costruire centrali geotermiche nelle aree classificate “non idonee” allo sfruttamento geotermico (Ani), ci sono società disposte a spendere milioni per cercare il fluido caldo nelle viscere della terra?
La domanda l’hanno posta in tanti, in queste settimane, dalla Maremma. L’hanno posta da Magliano in Toscana, dove la società Futuro Energia srl ha chiesto e ottenuto di scavare due pozzi esplorativi a Pereta, e il Comune ha annunciato ricorso al Tar per impedirlo. E da Scansano, dove Terra Energy srl ha avuto l’ok a realizzare due pozzi esplorativi (permessi di ricerca “Scansano” e “Pomonte”), e qui di ricorsi al Tar ne sono pronti quattro, da parte del Comune, di circa 50 abitanti, di un gruppo di imprenditori con in testa Biondi Santi e del comitato Scansano Sos geotermia.
Il timore di ambientalisti, amministrazioni comunali, dei tanti imprenditori che su questi territori portano avanti un’economia ricca fatta di prodotti di eccellenza – le aziende del Morellino per citarne alcune – è che lo sfruttamento industriale della risorsa geotermica in qualche modo trovi la sua strada. E così è.
La non idoneità si riferisce infatti all’impianto nella sua complessiva filiera di estrazione (pozzo) e uso della risorsa (centrale), e non si riferisce alle infrastrutture di collegamento: linee elettriche, termodotti, strade. Insomma, le centrali non si possono costruire, i termodotti sì.
Ciò significa che le società che investono milioni di euro nella ricerca geotermica non sono ammattite e non lo fanno per buttar via i soldi: possono prelevare il fluido e, attraverso tubi chilometrici, portarlo fin dove il territorio non è più “non idoneo”, ma può ospitare una centrale. Perché i termodotti e le linee elettriche sono ammessi anche nelle Ani. Leggasi, anche nelle campagne scansanesi e in quelle maglianesi, dove comunque rimarranno sempre anche i pozzi.
C’era dunque molta attesa intorno al lavoro delle commissioni Territorio e ambiente e Sviluppo economico della Regione Toscana, presiedute da Lucia De Robertis e Ilaria Bugetti (Pd), che in questi mesi hanno lavorato a una revisione del Piano ambientale ed energetico della Toscana (Paer) relativamente alle aree non idonee (Ani) contenute nell’allegato 7 della delibera 41 del 7 luglio 2020.
In realtà non ci sono novità apprezzabili per chi si sta battendo contro le trivelle.
Ieri le commissioni in seduta congiunta hanno licenziato a maggioranza la modifica al Piano ambientale ed energetico della Toscana per individuare le aree non idonee all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte geotermica. Contestualmente è stata revocata la delibera 41, a nove mesi dall’approvazione, e c’è stata una nuova adozione del piano.
Niente però è stato introdotto per la tutela dei territori chiesta dalle comunità locali. Il motivo della nuova adozione, spiega la Regione, è che relazione ambientale e sintesi non tecnica «erano state pubblicate in modo incompleto». Seguiranno le osservazioni, da esaminare con quelle già pervenute. Ma c’è di più.
La nuova versione «ribadisce che il tema della non idoneità non investe l’intera fase della ricerca», e questo è un punto chiave per il destino della geotermia a Magliano e a Scansano. «Le limitazioni – dice la Regione – sono soltanto quelle eventualmente imposte in sede di valutazione di impatto ambientale anche perché per la risorsa geotermica, diversamente dalle altre fonti (sole, vento, biomassa, acqua) è fondamentale conoscere nel dettaglio le caratteristiche del campo geotermico e del fluido e quindi determinare se sia praticabile lo sfruttamento della risorsa e in caso positivo stabilire tipologia e potenza degli impianti. Le Ani non possono in alcun modo limitare l’ambito della ricerca mineraria», dice Firenze.
Per mitigare gli effetti sull’agricoltura, un allegato individuerà le aree non idonee «costituendo una sorta di inquadramento delle vincolistiche a tutela del paesaggio, dell’ambiente e della produzione agricola», dice la Regione, «offrendo ai potenziali produttori un quadro certo e chiaro di riferimento per orientare le scelte localizzative degli impianti».
E chiaro è anche il quadro per chi da Scansano e da Magliano chiedeva tutela per agricoltura, paesaggio, turismo: la tutela resta debole. —
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