Il dolore
«Regali per le soffiate» Donna condannata a due anni e otto mesi
grosseto. Fu istigazione alla corruzione. Ne è convinto il collegio del Tribunale (Adolfo Di Zenzo presidente, Marco Bilisari, Laura Previti) che ha condannato a due anni e otto mesi Mariuccia Alafleur, 60 anni, accusata per un episodio avvenuto in un negozio della grande distribuzione il 18 settembre 2018.
Avrebbe promesso «regali» a un carabiniere e alla moglie di quest’ultimo se le avesse fatto qualche “soffiata” in merito a perquisizioni e controlli delle forze dell’ordine. Un atto chiaramente contrario ai doveri di ufficio. Il carabiniere, chiamato a testimoniare, aveva ricostruito l’episodio, spiegando che ne fece oggetto di una segnalazione alla Procura dopo averne parlato con il suo comandante. Sia l’imputata che la figlia di lei, Angela, avevano negato di aver fatto proposte illecite. Ma i giudici sono stati del parere che le contestazioni sono fondate. Non è verosimile che Angela sia rimasta vicino alla madre, perché si dovrebbe essere allontanata per andare a cercare dei quaderni come chiesto allo stesso militare; non c’è alcun interesse calunniatore da parte del carabinieri nei confronti di Mariuccia e, anzi, l’annotazione era intervenuta non di sua iniziativa ma su consiglio del comandante; infine, Mariuccia ha numerosissimi precedenti penali, fino al 2009, ed è «del tutto verosimile che possa aver fatto un tentativo per ottenere informazioni, assumendosi il rischio di incontrare un carabiniere ligio al dovere», scegliendolo tra quelli che operano tra il territorio e dunque a conoscenza di eventuali operazioni di polizia giudiziaria.
Sicuramente, secondo il collegio, Mariuccia Alafleur ha istigato il carabiniere alla corruzione avendo offerto dei «regali» e non importa se il regalo sia rimasto indefinito; anzi, è singificativo che l’offerta sia stata estesa alla moglie del militare.
I giudici non hanno concesso le attenuanti generiche in considerazione dei numerosi precedenti penali ma hanno ridimensionato il giudizio di pericolosità. Hanno anche ravvisato la mancanza di una sorta di premeditazione nel compimento del reato perché l’incontro fu del tutto casuale. E ciò ha indotto i giudici ad abbassare la pena, pur partendo da una base di quattro anni (tale era stata la richiesta del pm Giovanni De Marco). Gli atti dovranno essere inviati alla Procura per valutare eventuali responsabilità di Angela Alafleur. Il difensore Sabrina Pollini ha già presentato appello. —
P.S.
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