Il Tirreno

Grosseto

CINQUE ANNI E NOVE MESI 

«Molestò la nipote sotto la coperta» Ottantenne condannato

Pierluigi Sposato

Ai domiciliari dopo la denuncia della madre della piccola aveva nel cellulare numerose foto con minorenni nudi 

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Pierluigi Sposato

grosseto. Cinque anni e nove mesi più 1.500 euro di multa. La maggior parte della pena (cinque anni) per un’accusa infamante: quella di aver messo le mani addosso alla nipote che all’epoca aveva cinque anni, il resto per le foto e i video realizzati con i nipoti e per la detenzione illegale di una pistola.

Così ha deciso il collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Andrea Stramenga, Laura Previti) al termine del processo che vedeva imputato un ottantenne abitante nella zona nord della provincia, messo agli arresti domiciliari nel maggio 2019; all’epoca non aveva risposto al giudice delle indagini preliminari quando si era svolto l’interrogatorio di garanzia dopo l’esecuzione della misura cautelare. Era stata la figlia di lui (e madre della bambina) a denunciarlo, dopo aver trovato i due sotto una coperta al ritorno dal lavoro. Aveva poi realizzato un video in cui aveva chiesto alla bambina di ripetere ciò che era avvenuto, utilizzando dei pupazzi.

Il pm Giovanni De Marco aveva sollecitato una pena di oltre 12 anni. Non ci sono stati dubbi per i giudici per emettere una sentenza di condanna, mitigata solamente dall’età avanzata: l’imputato ha sicuramente costretto la piccola, minore di dieci anni, a subire un atto sessuale. Chiare le responsabilità anche per la realizzazione delle numerose immagini (e anche video) con soggetti minorenni, ritratti in pose inequivocabili; al punto che anche le immagini ipoteticamente “innocenti” dei nipoti sono state considerate come facenti parte dell’archivio a carattere pedopornografico, custodito tutto nel cellulare dell’uomo. Il difensore Simone Valenziano di Livorno aveva sollecitato l’assoluzione per tutti i capi di imputazione, o comunque l’applicazione delle attenuanti.

La questione del video registrato dalla mamma è stata di fatto centrale nell’attribuzione delle responsabilità dell’imputato. Una prova considerata genuina, così come spontanee sono state valutate le descrizioni e gli atteggiamenti assunti dalla piccola, che non sapeva di essere stata registrata e che probabilmente aveva soltanto pensato che quello era un gioco con i suoi pupazzi preferiti; proprio con questi e su di questi erano state ripetute le mosse che il nonno avrebbe commesso sul letto, sotto una coperta. E che anche lo stesso imputato avrebbe ammesso l’episodio nel corso di un’altra registrazione, effettuata di nuovo dalla donna: un colloquio tra lei e il padre. Quest’ultimo avrebbe poi cercato di sminuire la portata di quanto avvenuto. Ma evidentemente le sue dichiarazioni non sono state considerate a suo discarico.

E il numero e le caratteristiche specifiche delle immagini a carattere sessuale hanno di fatto sottolineato l’attitudine dell’uomo a procurarsi una sorta di archivio, sia con immagini dei nipoti per lo più nudi, sia con immagini di altri minorenni. Questo compendio di foto è stato ritenuto rafforzativo dell’ipotesi di violenza sessuale attuata nei confronti della nipote e scoperta dalla madre.

Oltre alla condanna alla pena detentiva, l’imputato è stato dichiarato interdetto in perpetuo dalla tutela e dalla curatela, così come da incarichi in scuole o in strutture e servizi che sono frequentate prevalentemente da minori. È stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente per la durata della pena. Per un anno poi, a pena scontata, non potrà avvicinarsi a quei luoghi che sono frequentati abitualmente da minorenni né potrà svolgere lavori che prevedano un contatto con loro; dovrà infine rendere noti la propria residenza e i propri spostamenti. —

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